La storia della poliomielite

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Molte malattie infettive, per fortuna, ormai non esistono più nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo. Quindi le nuove generazioni sanno che sono esistite, ma non sanno bene che cosa comportavano queste malattie.

Sempre nell’ottica di una preventiva e oggettiva informazione, oggi voglio raccontarvi la storia della Poliomielite, per capire cosa comporta e quale piaga sia stata in un passato non così tanto lontano.

Vi ricordo che queste sono informazioni solo a titolo informativo e che non devono mai in alcun modo sostituirsi al parere del pediatra.

Che cos’è la Poliomielite?

La poliomielite è una malattia particolarmente grave, che colpisce soprattutto i bambini con un’età inferiore ai cinque anni e può provocare delle ripercussioni molto gravi: nella fase più acuta provoca la paralisi infantile (a causa di un processo infiammatorio della sostanza grigia del midollo spinale).
A causare la poliomielite è un virus che inizialmente popola il tratto gastrointestinale, per poi colpire tutto il sistema nervoso.

Come avviene il contagio e quali sono i sintomi?

Il contagio può avvenire in diversi modi: per via aerea, tramite le goccioline di saliva di soggetti malati, oppure per via digestiva, ingerendo acqua o altri alimenti che sono stati contaminati dagli escrementi di persone malate o da portatori sani del virus.
Il periodo di incubazione varia da 4 a 35 giorni, tipicamente 7-14 giorni, poi la patologia si manifesta coi sintomi di un raffreddore, di un’angina e di disturbi gastrointestinali. La temperatura si eleva fino a 39/40 gradi, possono comparire cefalea, dolore alla colonna vertebrale, ipersensibilità degli arti, rigidità della nuca, convulsioni, sudorazione. È questo il periodo di invasione della malattia, che dura 24/48 ore, e che può presentarsi in modo talmente lieve da passare inosservato, o in modo forte. Passate le 48 ore, la febbre diminuisce e scompare, e il paziente incomincia a migliorare spontaneamente; ma se si tratta del tipo tre è il momento in cui incomincia la paralisi.

Come diagnosticarla e come curarla?

Per individuare il virus che provoca la patologia basterà effettuare delle analisi di laboratorio. Non esistono farmaci specifici contro la malattia, ma si può comunque guarire di poliomielite. Tutto dipende dall’estensione della paralisi (che può manifestarsi dopo 10-15 giorni dall’inizio dei sintomi simil influenzali tipici) e dal numero di cellule nervose che sono state colpite.
Se quest’ultime sono state distrutte infatti la paralisi potrebbe essere permanente. In ogni caso il recupero, soprattutto nelle forme più acute, è molto lungo e richiede un ricovero in ospedale per evitare il rischio di un arresto respiratorio e per effettuare un ciclo di fisioterapia (molto importante durante la convalescenza, in quanto la possibilità di recupero muscolare infatti è massima nei primi 6 mesi, ma si possono avere miglioramenti anche per 2 anni).
Nelle forme non paralitiche è necessario solo riposo a letto per diversi giorni e possono essere eventualmente utilizzati dei farmaci analgesici e antipiretici.

Esiste un vaccino per prevenire la Poliomielite?

L’unica arma di prevenzione è rappresentata dalla vaccinazione antipolio: oggi viene utilizzato il vaccino esavalente, che oltre a proteggere contro la polio previene anche la difterite, il tetano, l’epatite virale B, la pertosse e le infezioni invasive da HIB. Il ciclo di base è costituito da tre dosi di vaccino entro il primo anno di vita contemporaneamente alle altre vaccinazioni infantili; una quarta dose di richiamo viene praticata nel corso del terzo anno.

Uno sguardo al passato per capire bene di cosa stiamo parlando:

Nell’estate 1958 scoppiò in Italia l’ultima grande epidemia di poliomielite: l’epidemia provocò 8.377 paralizzati (i casi denunciati, quelli reali, sarebbero stati 10 mila).
Nel caso dell’ultima epidemia italiana del 1958, da 400 a 800 persone, la polio immobilizzava i muscoli del torace impedendo la respirazione e per evitare che i pazienti morissero venivano messi nel polmone di acciaio per sempre.

Né allora, né oggi, nonostante la ricerca, si sono trovati farmaci efficaci per la polio e l’unica difesa è dunque il vaccino.

In Italia è obbligatorio dal 1966, ma già era stato autorizzato nel 1957: già nel 1964, a causa delle precedenti epidemie, la vaccinazione volontaria era divenuta di massa.
Jonas Salk, (medico e scienziato statunitense, batteriologo e virologo), pensava che la strada migliore per arrivare a un vaccino efficace e sicuro fosse iniettare il virus dopo averlo ucciso con la formaldeide: i suoi esperimenti furono compiuti inizialmente sulle scimmie, mentre le prime cavie umane furono i primi bambini che trovò a disposizione, ovvero i suoi figli (negli anni cinquanta).
I test sull’uomo del vaccino di Salk furono compiuti nel 1954 con una delle sperimentazioni di massa più grandi della storia: quasi due milioni di bambini vaccinati.
Il 12 aprile 1955, dieci anni esatti dopo la morte del presidente Roosevelt, una delle vittime più illustri della polio, venne dato l’annuncio: il vaccino di Salk funzionava e avrebbe debellato la poliomielite.
Successivamente, Albert Sabin, virologo di origine polacca, mise a punto un vaccino con virus vivo attenuato: efficace, non aveva bisogno di dosi di richiamo come il Salk e si poteva prendere per bocca assieme a uno zuccherino, anziché tramite un’iniezione (ma anche leggermente più pericoloso).

Il pericolo che si corre sempre con i vaccini, quando sono efficaci, è che nessuno si ricorda quanto fossero terribili le malattie che prevengono ed è per questo che è importante che tutti si vaccinino.

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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