La fase dilatante del travaglio

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Se chiedete in giro probabilmente vi racconteranno storie di parti durati addirittura settimane intere (roba da film horror!), bambini praticamente nati di quasi diciotto anni (e qui passiamo alla fantascienza!) e altre cose simili.

Vi prego, ponderate bene quello che vi viene raccontato e, se riuscite, prendetela sul ridere. Ma soprattutto non fatevi prendere dal panico o da paure dopo aver udito tutte queste storie!
Vero che ogni donna è a sé e lo pure ogni parto, ma cerchiamo di rimanere con i piedi per terra e informiamoci bene.

Il travaglio vero e proprio, chiamata anche fase dilatante, inizia quando le contrazioni sono regolari e dolorose e il collo dell’utero ha raggiunto una dilatazione di almeno tre centimetri; da questo momento in poi possiamo considerare che la dilatazione procederà all’incirca di un centimetro l’ora (ma ovviamente questo non è legge e dipende anche se siete al primo figlio o al successivo!), impiegando quindi sette o otto ore di travaglio effettivo. I miei travagli (considerando solo il tempo della fase dilatante), ad esempio, nell’ordine, sono durati otto ore, due ore e sei ore.

In questa fase il bambino viene spinto dalle contrazioni e inizia a scendere nel canale del parto fino ad arrivare all’entrata del bacino, cercando la posizione migliore per uscire verso l’esterno: in questo lasso di tempo potreste avvertire il bisogno di fare spesso pipì e addirittura di vomitare.

Durante questa fase verrà eseguito un tracciato cardio-tocografico, ovvero la registrazione del battito cardiaco del bambino e delle contrazioni uterine, applicando alla pancia della mamma due sonde collegate ad un monitor: in questo modo viene tenuto sotto controllo l’andamento delle contrazioni e soprattutto il battito cardiaco e i movimenti del bambino, per verificare un’eventuale sofferenza fetale. Nel caso in cui, come me durante la mia terza gravidanza, decidiate di effettuare il parto in acqua, le ostetriche vi applicheranno delle sonde senza fili, in modo da effettuare ugualmente il tracciato e rendere agevole la permanenza in vasca.

Durante le contrazioni, per affrontare nel migliore dei modi il dolore, potete concentrarvi sulla respirazione: ricordatevi che voi respirate anche per il vostro bambino, perché il vostro ossigeno attraversa i vasi sanguigni della placenta e raggiunge la circolazione del feto; durante la respirazione, l’oscillazione verso l’alto e verso il basso del diaframma produce un massaggio sugli organi interni e stimola la circolazione e la digestione, l’azione del diaframma influenza la muscolatura addominale che si contrae e si rilassa, quindi se la respirazione è squilibrata saranno squilibrati anche i muscoli addominali e la regione pelvica.
Sentitevi libere di scegliere la posizione che più vi fa stare bene per affrontare il dolore del travaglio: rimanere in piedi e leggermente inclinate in avanti facilita maggiormente il lavoro dell’utero, non c’è nessun motivo per rimare a letto nella classica posizione che si vede nella maggior parte dei film! Attenzione però perché ci possono però essere particolari situazioni di sofferenza fetale che necessitano di seguire una determinata posizione che vi verrà indicata dalla vostra ostetrica.

La mia esperienza personale

Durante i miei tre travagli o praticato diverse posizioni, che in quel momento sentivo mie e più comode per affrontare il dolore: nel primo travaglio ho sperimentato il pallone (grossa palla di gomma presente in sala parto) e la posizione sdraiata sul fianco nel letto; nel secondo travaglio sono rimasta in piedi appoggiata al letto (che l’ostetrica mi aveva gentilmente alzato per essere più comoda) continuando a far dondolare schiena e sedere; mentre il terzo travaglio l’ho trascorso un po’ in ginocchio e un po’ sdraiata, ma sempre nella vasca dell’ospedale.

Un’altra cosa utile durante il travaglio è effettuare delle vocalizzazioni: consistono nell’emissione di vocali e suoni modulati attraverso il respiro, inspirando si abbassa il diaframma e si spinge l’addome verso l’esterno, mentre espirando si emettono suoni di vocali scelte a piacere. Questo serve a concentrarsi su qualcosa che non sia il dolore provato in quel momento e favorisce la discesa nel canale del parto del bambino. Questa tecnica l’ho utilizzata durante il mio primo travaglio: vocalizzavo la lettera A e la cosa mi ha aiutata nel controllo delle contrazioni, perché praticamente sapevo che ormai ogni contrazioni durava il tempo di tre mie vocalizzazioni!
Tra una contrazione e l’altra, vi sembrerà impossibile, dovete cercare di rilassarvi più che potete, per permettere al vostro corpo di ricaricarsi e prepararsi ad affrontare una nuova contrazione: cambiate posizione se ne sentite il bisogno, bevete un goccio di acqua o di tisana, mangiate un pezzo di cioccolato o una zolletta di zucchero. Durante il mio secondo travaglio, le contrazioni erano talmente forti che tra una e l’altra, non so come, riuscivo praticamente ad addormentarmi, talmente mi sfinivano!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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