Dove posso partorire?

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Il pensiero del parto a volte spaventa un po’ le future mamme, specialmente il fatto di trovarsi in una situazione in cui si è totalmente indifese e in balia del dolore, in un ambiente sconosciuto e con persone sconosciute (molto raramente il vostro ginecologo sarà presente durante il parto).

Avere la possibilità di scegliere dove e come partorire può essere un metodo per arrivare più tranquille e, in un certo senso, preparate al momento del parto; questo è possibile farlo se le condizioni della mamma e del bambino lo consentono (sarà il vostro ginecologo a dirlo).

I luoghi in cui si può partorire sono: le case di maternità, in altre parole strutture non ospedaliere gestite da ostetriche in collaborazione con ginecologi, le quali ovviamente hanno un costo e devono anche avere un ospedale ad una distanza di non più trenta minuti, per garantire un immediato aiuto in caso di complicanze per la mamma o per il bambino; a domicilio, per garantire alla mamma una maggiore riservatezza e intimità, ma anche questo comporta un costo e l’ospedale deve distare a non più di trenta minuti per garantire l’eventuale immediato intervento dell’ambulanza; in ospedale, la scelta più utilizzata qui in Italia (io ho partorito tutte e tre le volte nello stesso ospedale, poiché mi ero trovata molto bene durante il primo parto).
Per scegliere l’ospedale migliore per voi dovete considerare diversi fattori, primo tra tutti la distanza: non è detto che anche se siete al primo figlio, il bambino impieghi molte ore per nascere, perché potreste essere fortunate e darlo alla luce in poco tempo, quindi meglio scegliere un ospedale facile da raggiungere, considerando anche l’eventuale traffico che potreste trovare (valutare più di un percorso potrebbe essere utile).

Informatevi anche sulla politica dell’ospedale:

alcuni ospedali sono restii sul praticare i cesarei o l’induzione perché preferiscono far affrontare il parto nel modo più naturale possibile, allungando però le ore di travaglio (non tutte le donne sono disposte a soffrire a lungo). L’ospedale in cui ho partorito io, ad esempio, pratica il cesareo solo nel caso in cui insorgano problematiche per la mamma o per il bambino; io non ho mai voluto fare nemmeno l’epidurale, sia perché ho una paura folle degli aghi, sia perché volevo partorire nel modo più naturale possibile, a meno dell’insorgere di eventuali complicazioni.
Altra informazione da recuperare prima del parto sono le modalità e gli orari di visita sia per il proprio compagno, sia per i parenti, in modo da comunicarlo a tutti senza avere problemi di visite fuori orario, non molto gradite dalle infermiere!
Una cosa che avrei voluto fare sin dal primo parto, ma che alla fine sono riuscita a fare solo con il mio terzo figlio, è il parto in acqua: durante la mia prima gravidanza avevo letto un libro dedicato interamente a questa modalità di parto e ne ero rimasta affascinata e curioso di provarlo. Ovviamente dovete informarvi se presso l’ospedale che avete scelto è presente la vasca per il parto in acqua e se è necessaria la prenotazione o meno (nell’ospedale in cui ho partorito si deve comunicare subito, al momento del ricovero in ospedale, all’ostetrica che vi assisterà, la vostra volontà di partorire in acqua, in modo che, se la vasca è libera, venga preparata per voi).

Un’altra cosa molto importante, anche se ormai presente nella maggior parte degli ospedali, è la presenza o meno del Rooming-in, ovvero la possibilità di tenere nella vostra stanza il bambino, in modo da favorire sin da subito l’allattamento al seno.

Gli ospedali si dividono in due tipologie, ovvero, quelli dove è presente una piccola nursery adiacente alla camera della mamma, con una grande vetrata che divide le due stanze, in modo che la mamma abbia a disposizione uno spazio (di solito condiviso con altre due o tre mamme) dove cambiare, allattare e far dormire il bambino durante l’orario di visita dei parenti, per evitare che sin da subito il bambino venga a stretto contatto con batteri e virus che spesso girano negli ospedali; poi ci sono ospedali in cui il bambino è fisso in camera con la mamma, anche durante l’arrivo dei parenti. Sinceramente io preferisco la prima tipologia di ospedale e per fortuna, quello dove ho partorito io è strutturato in questo modo.

Mi rendo conto che non sono riuscita a darvi molte informazioni in merito al parto in casa di maternità e al parto in casa propria, non avendo vissuto in prima persona queste situazioni.
Ma io sono sempre al lavoro per voi e ho mille idee che mi frullano in testa per cercare di darvi un quadro completo di tutto [ehm, no, non sono incinta e non sperimenterò il parto in casa…per ora!].
Abbiate quindi un pochino di pazienza, perché tra non molto dovrei riuscire a pubblicare un articolo dedicato interamente al parto in casa.

Stay tuned!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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