La nascita pretermine

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Purtroppo a volte il periodo della gravidanza non va come dovrebbe andare, magari a causa di problemi di salute della mamma o del bambino, o magari a causa dell’insorgere di qualche imprevisto.

Così può capitare che si verifichi una nascita pretermine del bambino. A volte quest’anticipazione dei tempi non causa problemi e a volte invece si: tutto ovviamente dipende dall’epoca gestazionale in cui il bambino viene alla luce.

Sono chiamati pretermine, o prematuri, i bambini che nascono tra la 22ma e la 37ma settimana completa di gravidanza; dalla 37ma settimana di gravidanza in poi il parto è considerato a termine.
I neonati pretermine hanno bisogno di cure per ultimare in modo armonico lo sviluppo al di fuori dell’utero; per un bambino pretermine, soprattutto se nato molto prima del tempo, le probabilità di superare ogni eventuale problema senza andare incontro a conseguenze di rilievo sono strettamente legate al tipo di struttura che lo accoglie: un reparto di terapia intensiva neonatale (TIN) d’alto livello può offrire ad un grande pretermine maggiori probabilità di sopravvivere e può prestare la migliore assistenza ad un neonato, non prematuro, ma con problemi seri.
La nascita pretermine può essere indotta dai medici quando durante la gravidanza subentrano problemi che potrebbero compromettere seriamente la salute della donna e del bambino, se si consentisse alla gestazione di proseguire fino al termine,
Le evenienze che più comunemente impongono ai medici di intervenire sono la pre-eclampsia e tutti i problemi che coinvolgono la placenta (infezioni o distacco).
Nella maggior parte dei casi, il parto pretermine avviene in modo spontaneo, come risposta ad un precoce avvio dei meccanismi responsabili del travaglio che porta alla nascita del bambino.
Premettendo che è impossibile individuare le condizioni predisponenti un parto prematuro, esistono possibili fattori che comunemente lo favoriscono: la presenza in utero di due bambini, poiché i gemelli esercitano una grande pressione sul collo dell’utero, determinandone l’apertura precoce; in caso d’infezioni genitali, il parto può avvenire prematuramente per proteggere il bambino dal rischio di essere contagiato dalla malattia materna; lo stress, sia di natura psicologica (responsabilità familiari o professionali, condizioni socio-economiche disagiate) sia di natura fisica (sforzi o attività che affaticano il corpo), può provocare un parto pretermine; infine il fumo è una delle principali cause, ecco perché la gravidanza può essere un buon motivo e momento per smettere con il tabacco.

In generale, un neonato che nasce pretermine con un peso di 1500-2500 grammi non solo non corre particolari pericoli per la sopravvivenza, ma è a rischio molto ridotto di andare incontro a conseguenze negative; i neonati con un peso inferiore a 1500 grammi richiedono invece maggiori cautele, per esempio devono essere ricoverati in un reparto di TIN d’alto livello poiché hanno bisogno dell’apparecchiatura per la respirazione meccanica.
Il neonato prematuro, ad ogni modo, deve trascorrere un determinato periodo di tempo in incubatrice, in altre parole una culla termica che impedisce che il corpo del bambino si raffreddi eccessivamente e che lo protegge maggiormente dalle infezioni: nei bambini che nascono prima del termine il meccanismo di termoregolazione corporea non funziona ancora in modo adeguato e le difese immunitarie sono insufficienti.
Più precoce è il parto, più elevato è il rischio di complicazioni, come insufficienza polmonare, infezioni post natali, problemi neurologici.

Il parto prematuro inizia esattamente come un parto a termine: può avvenire la rottura del sacco amniotico, oppure la comparsa delle contrazioni che diventano via via più ravvicinate e dolorose, oppure può verificarsi una piccola perdita di sangue.
In presenza di uno o più di questi segnali bisogna andare immediatamente in ospedale: se non avete ancora raggiunto la 37ma settimana di gravidanza, i medici tenteranno di bloccare il travaglio mediante la somministrazione di farmaci e facendovi stare a riposo; se invece il travaglio inizia nella 37ma settimana conclusa, non sarà fatto nulla per fermarlo.
La durata della terapia intensiva neonatale è molto variabile e dipende dall’epoca del parto, dal peso alla nascita, dalle complicanze eventualmente insorte: solitamente, più elevato è il grado di prematurità, più tempo ci vorrà per raggiungere l’autonomia respiratoria e nutrirsi autonomamente, condizioni indispensabili per lasciare l’ospedale. Anche dopo essere tornato a casa, il bambino dovrà essere tenuto sotto osservazione con controlli periodici almeno fino a 1-2 anni d’età.

Negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia la Marsupioterapia: attaccato alla sua mamma o al suo papà, il bambino sente il battito, l’odore, la voce che già aveva imparato a riconoscere in utero, e tutto questo favorisce la sua stabilizzazione termica e cardiorespiratoria, oltre a favorire il benessere psico-affettivo.

Il metodo canguro si può adottare quando il bambino riesce a respirare da solo, ma per periodi limitati è possibile farlo anche se è attaccato al respiratore.
Sin da quando il latte viene iniettato con il sondino, si fa di tutto per dare al piccolo il latte materno fresco, che conserva inalterate tutte le proprietà nutritive: la mamma cioè va in reparto ad orari prefissati, estrae il suo latte con il tiralatte e subito lo si dà al bambino.
Se però per vari motivi non è possibile allattare subito, la mamma tira il suo latte da casa e, seguendo le istruzioni che le vengono date in reparto, lo conserva in frigo e poi lo porta in ospedale.

Il latte materno per i prematuri è molto importante per vari motivi.

Nutrizionalmente contiene tutto quel che serve al bambino in ogni epoca della sua crescita, limita il rischio d’intolleranze, ha proprietà immunologiche che aiutano a rafforzare il sistema immunitario ancora immaturo, contiene sostanze che favoriscono la maturazione intestinale.
Intorno alla 33ma settimana il bambino sarà in grado di attaccarsi direttamente al seno materno e in questo modo si potrà rafforzare il rapporto mamma-bambino. Se invece, ad esempio a causa di patologie materne, non è possibile dare il latte della mamma, si ricorre al latte materno donato o a latti artificiali specifici per bambini prematuri.

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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