L’incubo del Back to school post Natale

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Oggi parliamo di uno dei momenti più amati e allo stesso tempo più temuti (a seconda di chi lo vive): il rientro a scuola dopo le festività natalizie!
I bambini lo temono e probabilmente anche un po’ le maestre; le mamme lo amano, anche se a volte possono averne paura a causa della regressione che subiscono i bambini a causa della lunga vacanza.

Ora vi racconto il nostro back to school post Natale del primo anno di asilo: un incubo!

Stranamente, sia Luca sia Elena, sono riusciti a frequentare il loro primo anno di asilo senza prendere nemmeno un raffreddore da settembre a dicembre: praticamente un miracolo!
Poi sono iniziate le vacanze natalizie, ed io, come ogni anno, per due giorni sono stata alle prese con la preparazione del pranzo di Natale con annesse torte per festeggiare il compleanno di mio marito (che a suo tempo ha deciso di nascere in un giorno di “tranquilla normalità”!).
La mattina di Natale ci alziamo tutti in forma e pimpanti, apriamo i regali insieme ai bambini, poi apparecchio la tavola, arrivano i nostri parenti per pranzare insieme (un pranzo veloce…che si conclude di solito alle tre del pomeriggio!), dopodiché sistemo rapidamente sala e cucina, in modo da preparare tutto per l’arrivo di tutto il resto del parentado per festeggiare il compleanno di Stefano.
Ed anche qui fila tutto liscio…ma ad un certo punto, mentre sto nuovamente sistemando la sala, senza nessun preavviso e senza nessun sintomo strano,

Luca vomita il pranzo di Natale (anche quello dell’anno prima!) in mezzo alla sala.

Inizialmente pensiamo che il tutto sia dovuto al fatto che ha pasticciato un po’ al compleanno (dolci, patatine, succhi e compagnia bella), ma poco dopo gli sale anche la febbre a 39.5.
I giorni successivi sono passati tra vomito, diarrea, febbre e tachipirina: vittima numero 1.

Luca sembra stare un po’ meglio e si avvicina il giorno di capodanno. Beh, vi dico solo che abbiamo fatto il brindisi di mezzanotte dando la tachipirina ad Elena che aveva 40.1 di febbre ed era talmente calda che probabilmente se le mettevamo un uovo sulla fronte riuscivamo a mangiarlo bello cotto! La cosa positiva è che Elena non vomitava ovunque e non aveva la diarrea: vittima numero 2.

Alessandro nel frattempo si era beccato una bella bronchite (in mezzo a due appestati era quasi inevitabile che non si ammalasse), quindi vai di antibiotico anche per lui: vittima numero 3.

Le “vacanze” proseguono e arriviamo alla vigilia dell’Epifania: quella mattina ci svegliamo tutti e cinque (si, avete letto bene, TUTTI E CINQUE!) con degli strani brufoletti: chi sulla faccia, chi sulle mani, chi sui piedi, chi su tutto il corpo, chi in testa.
Con il passare delle ore compare anche la febbre, così ci mettiamo tutti e cinque in macchina per fare una bella gita di famiglia al pronto soccorso di Monza (yeah!): vittime numero 4 e 5.
Dopo SOLO due ore di attesa usciamo dal pronto soccorso con la seguente diagnosi: virus infettivo del ceppo della sesta malattia. In pratica siamo dovuti rimanere chiusi in casa senza ricevere visite per dieci giorni, tutti sotto tachipirina, cercando di non grattarci e assumendo molti liquidi.

Vai a capire dove diavolo abbiamo beccato quel maledetto virus!

Portato a casa gentilmente dall’asilo e tenuto in incubazione come regalo di Natale, o portatoci in dono da qualche invitato che aveva partecipato alla festa di Natale? Beh, sta di fatto che non riuscirò mai a “ringraziare” abbastanza il nostro benefattore, il quale è stato in grado di prolungare giusto fino a metà febbraio le vacanze natalizie di Luca ed Elena. Si, perché dopo la reclusione forzata per tutti e cinque, la pediatra ha vivamente sconsigliato di far tornare subito i bambini all’asilo, in quanto dovevano rimanere a casa fino a quando le loro difese immunitarie non si sarebbero riprese al cento per cento, onde evitare ricadute o peggio.

Sappiamo tutti cosa vuol dire tenere CHIUSI in casa due BAMBINI completamente SANI per più di un giorno…vero?!?

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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