Come fa il seno a produrre latte?

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Ma sei sicura che quando nascerà il tuo bambino avrai abbastanza latte per allattarlo? E se poi il tuo latte non è buono o non è abbastanza nutriente per lui? Ah, io ho allattato tutti e sei i miei figli! Io invece non ho potuto allattare perché non avevo latte. Io ho dovuto smettere di allattare perché mi è tornato quasi subito il ciclo.

Il vostro bambino non è ancora nato e già molte persone si “preoccupano” di procurarvi mille ansie e ad insinuarvi dubbi altamente inutili.
Prendete un bel respiro e tranquillizzatevi, la Supermamma è qui per aiutarvi a capire come funziona vostro seno, una fabbrica no stop di latte!

Com’è fatto il seno?

I vari tessuti che formano il seno hanno una funzione specifica: il tessuto ghiandolare produce il latte; il tessuto adiposo, è responsabile della grandezza del seno e che poi si trasforma in latte; il tessuto connettivo sostiene il seno e lo ancora al torace; i vasi sanguigni e il sistema linfatico, le cellule degli alveoli che sono completamente avvolte dai capillari.
La varietà della grandezza del seno tra le donne è data principalmente dalla quantità di grasso accumulato.
La mammella è una ghiandola sudoripara modificata che produce ed emette, sotto lo stimolo di alcuni ormoni, un liquido ricco di grassi, proteine, carboidrati, sali minerali, immunoglobine e molto altro: queste sostanze si formano per metabolismo sotto lo stimolo diretto della prolattina, ma anche dell’ormone tiroideo, dell’insulina e di alcuni ormoni della corteccia surrenale.
La sintesi di tutte queste sostanze accompagna la produzione di un liquido acquoso, molto ricco di zuccheri che sgocciola continuamente all’interno dei dotti galattofori e che talvolta arriva fino al capezzolo e all’esterno, a prescindere dalla suzione.
Con la gravidanza il seno completa il suo sviluppo; la grandezza del seno aumenta, la pelle diventa più sottile e si vedono di più le vene. L’areola diventa più scura e il capezzolo si mobilizza e diventa più prominente; si modificano anche le ghiandole del Montgomery (i brufoletti che si sentono nel capezzolo) che iniziano a produrre una sostanza che avrà il compito di lubrificare il capezzolo durante la suzione.
Inoltre nella seconda metà della gravidanza spesso le donne iniziano a produrre il colostro (nel mio Blog trovate un articolo che spiega di cosa si tratta).

Ma come viene prodotto il latte materno?

La produzione del latte materno è bifasica: quello acquoso/zuccherino che è prodotto ininterrottamente e quello proteico/lipidico che richiede più tempo per la sintesi.
Il latte quindi non ha la stessa composizione ad inizio e a fine poppata; inoltre, si deve tenere in considerazione che la mammella è sempre pronta a rilasciare il primo latte, mentre per rilasciare il secondo latte ha bisogno di un po’ di tempo (circa due ore) tra una poppata e l’altra.
Quando il bambino si attacca al seno ossitocina e prolattina entrano in circolo: il primo ormone stimola la contrazione dei dotti in modo da far fuoriuscire il liquido presente nella mammella attraverso il capezzolo; il secondo ormone, invece, stimola le cellule a produrre una nuova sostanza per la poppata successiva.
La prolattina viene prodotta quindi ogni volta che il seno viene stimolato tramite suzione o spremitura e quindi poppate frequenti stimolano la produzione del latte; i livelli di prolattina sono molto più elevati durante la notte per l’assenza della luce e di conseguenza anche la produzione del latte è maggiore.

I fattori che determinano un’efficiente funzione della mammella sono le condizioni fisiche e nutrizionali della donna e, soprattutto, le condizioni psicologiche della donna: fame, sete, fumo, rabbia, stress, dispiaceri, ansia, dolore, rabbia, timori, stanchezza, sensi di colpa e tensioni sono tutti nemici dell’allattamento.

L’ossitocina viene anch’essa stimolata dalla suzione al capezzolo, ma anche da un orgasmo o da un pensiero positivo.
Quest’ormone agisce anche sull’utero facendolo contrarre: queste contrazioni si avvertono soprattutto durante la prima settimana dopo il parto ovvero finché l’utero ha ancora grosse dimensioni rispetto alla normalità. Nelle donne che hanno già avuto almeno un parto, queste contrazioni possono anche esser dolorose e sono chiamate morsi uterini: per questo motivo si consiglia alle donne di attaccare il bambino al seno subito dopo il parto per prevenire le emorragie post-parto.

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA

 

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