Che cos’è la fase espulsiva del travaglio?

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Quando si arriva all’ultimo mese di gravidanza, se capita di incontrare qualche mamma “vissuta”, non si può scampare dal sentire il loro racconto del momento del parto: leggende narrano di bambini enormi nati tra interminabili dolori, di ostetriche che hanno effettuato dolorosissime manovre sulla pancia della mamma per far uscire il bambino e altri racconti dell’orrore.

Per carità, non fatevi influenzare e intimorire da questi racconti: come vi ho già detto più volte in altri miei articoli, ogni gravidanza è a se, così come lo è anche ogni parto! Ogni donna ha una soglia del dolore differente; ogni approccio preso dalla stessa ostetrica può essere vissuto in maniera positiva e quindi di aiuto per una donna durante il parto, così come lo stesso approccio della stessa ostetrica può essere vissuto in maniera traumatica da un’altra donna durante il proprio parto (non per questo bisogna colpevolizzare tutta la categoria!).

Vediamo allora nel dettaglio la penultima fase del parto, in altre parole la fase espulsiva.
Una volta raggiunti i dieci centimetri di dilatazione, per all’incirca un’ora, il bambino si farà strada attraverso il canale del parto per venire alla luce: le contrazioni ora dureranno un minuto e arriveranno ad un minuto di distanza l’una dall’altra.
Quando sarete arrivate a questo punto, avvertirete come il bisogno di andare in bagno a scaricarvi, questo perché la testa del bambino schiaccia il retto e quindi sentirete la necessità di spingere: prima di farlo ditelo alla vostra ostetrica, che vi visiterà tra una contrazione e l’altra per verificare la vostra effettiva dilatazione e il corretto impegno della testa del bambino.
In questa fase, quando si inizia a spingere, molto spesso può esserci la fuoriuscita di feci: state tranquille e non vergognatevi, non siete né le prime né le ultime e le ostetriche di sicuro non vi giudicheranno per questo!
Fatevi guidare dall’ostetrica per respirare e spingere nel modo giusto; molto spesso si incorre nel rischio di spingere con la parte alta del corpo: prima della spinta è importante incamerare aria.
Mettetevi nella posizione che preferite e che vi sembra più comoda per affrontare questa fase del travaglio!
Il mio primo figlio, alla fine è nato mentre io ero nella classica posizione da parto, ovvero sdraiata sul lettino con le gambe sulle staffe; la mia seconda figlia invece è nata mentre io ero in ginocchio sul letto ed attaccata alla testiera del letto; il mio terzo figlio è nato in acqua mentre io ero sdraiata nella vasca dell’ospedale.
Subito dopo la nascita, il bambino sarà messo sulla pancia della mamma per favorire il primo contatto pelle a pelle, ma soprattutto per farlo conoscere alla mamma dopo il lungo momento di sofferenza appena trascorso; dopodiché sarà chiesto al papà di tagliare il cordone ombelicale, prima di portare il bambino o la bambina a fare i primi controlli e il primo bagnetto.

Durante i miei tre parti, ho affrontato tre differenti fasi espulsive: con Luca posso dire che è stata interminabile! Nonostante fossi dilatata di dieci centimetri, non voleva proprio uscire; aveva passato tutta la gravidanza con una mano sulla testa ed era intenzionato ad uscire a tutti i costi in quel modo…peccato che fosse davvero difficoltoso. Infatti, ad un certo punto, l’ostetrica decise di praticarmi l’episiotomia e se, anche in quel modo non fosse uscito, mi avrebbero dovuto praticare il cesareo perché il battito cardiaco di Luca iniziava a rallentare. Per fortuna è bastata l’episiotomia per farlo nascere, ma vi giuro che ad un certo punto ho pensato e anche detto ad alta voce che non ce la facevo più e di tirarmelo fuori il prima possibile perché il dolore era diventato insopportabile!
Con Elena è stata tutta un’altra storia: praticamente in tre ore complessive tra travaglio e parto sono riuscita a conoscere la mia secondogenita! Quasi una passeggiata oserei dire, anche se ovviamente bella dolorosa. Ma di sicuro, se si potesse scegliere, nel caso in cui dovessi affrontare un quarto parto, metterei la firma per fare in modo che sia identico a quello in cui è nata Elena!
Il parto di Alessandro, secondo tutti quanti (ginecologa compresa), sarebbe dovuto essere una passeggiata, poiché era il mio terzo figlio. E invece, mio malgrado, devo dire che è stato una via di mezzo tra il parto di Luca e il parto di Elena: molto doloroso perché Alessandro, alla nascita, è stato il più grosso dei miei tre figli; più veloce rispetto a quello di Luca, ma comunque troppo lungo per la mia pazienza dopo aver affrontato altri due parti.
Nonostante tutto, non ho mai avuto paura di dover affrontare il momento del parto…anche se, devo ammettere, che durante il primo e il terzo parto, sono arrivata a pensare di voler fare l’epidurale per evitare la fase acuta del dolore!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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