Latte vaccino nello svezzamento

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Quando arriva il momento di smettere con l’allattamento al seno o artificiale, per scelta o per altri motivi, e quindi si deve iniziare a dare al nostro bambino il latte vaccino, saltano fuori come funghi esperti in nutrizione (e a volte chimici) da tutte le parti.

Ovviamente poi se ti azzardi a dire quale strada hai deciso di seguire, o passi per la mamma snaturata, o per la mamma ignorante in materia (specialmente quando si tratta di primo figlio) e non importa a nessuno se tu abbia scelto previo consulto con il pediatra (magari anche doppio visto che a volte capita di rivolgersi sia al pediatra di base, sia la pediatra privato).

In questo mio articolo andrò a descrivervi alcune specifiche, premettendo comunque che, non essendo un medico, ma una mamma con molta esperienza, prima di prendere qualsiasi decisione è consigliabile rivolgersi al proprio pediatra, il quale conosce personalmente la situazione del vostro bambino. Anche se poi ci sarà, anche in questo caso, qualcuno che vi dirà di non ascoltare alla lettera quello che dice il pediatra, perché il migliore pediatra del vostro bambino siete voi!
L’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) consiglia di introdurre il latte vaccino nella dieta del bambino dopo i dodici mesi di vita, questo perché il latte vaccino può interferire negativamente con l’assorbimento del ferro, ed essere responsabile di micro-emorragie a livello della mucosa intestinale, che favoriscono l’impoverimento delle riserve del minerale in un organismo non ancora completamente maturo. Al contrario, prodotti su base lattea, ma sottoposti a processi fermentativi, come ad esempio lo yogurt, possono avere un effetto positivo sull’assorbimento del ferro.
Uno dei principali aspetti che porta a sconsigliare il latte vaccino prima dei dodici mesi è la sua carenza in ferro (che può portare ad un rischio di anemia), motivo per cui il latte di formula viene arricchito di questo minerale in modo tale da soddisfare i fabbisogni giornalieri del bambino.

Al contrario, il latte vaccino risulta avere un contenuto di sali minerali e proteine (quasi il triplo rispetto al latte materno) tale da poter causare un sovraccarico dei reni, che nel neonato non sono ancora ben sviluppati per poter smaltire questi eccessi.
Il latte vaccino risulta inoltre carente di vitamine che, al contrario, vengono addizionate al latte di crescita: questo riguarda soprattutto la vitamina D, utile per il fissaggio del calcio nelle ossa, la vitamina C, che favorisce l’assimilazione del Ferro e la vitamina A, utile alla vista e alla crescita.

Per tutte queste considerazioni i pediatri consigliano di aspettare per l’introduzione del latte vaccino almeno fino all’anno di vita: oltre questo periodo la dieta è più varia e permette così di coprire e bilanciare le carenze nutrizionali che il latte comporterebbe se fosse l’unica fonte nutritiva.
Anche il Ministero della Salute, proprio come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, concorda nel consigliare l’allattamento al seno esclusivo nei primi 6 mesi di vita e con l’introduzione del latte vaccino dopo i dodici mesi di vita.

Le quantità di latte vaccino non dovrebbe superare i 200-400 ml al giorno, per evitare un’eccessiva assunzione di proteine.
Molti pediatri consigliano di diluire con acqua il latte vaccino all’inizio della sua introduzione, questo per far diminuire il carico di soluti che grava sui reni del bambino; bisogna tenere in considerazione però che, così facendo, si diminuisce il potere nutritivo del latte.
È consigliabile usare il latte intero, visto che comunque prima di somministrarlo al bambino andrà fatto bollire.
Per diluirlo basta aggiungere un quarto di acqua oligominerale (ad esempio, 150 ml di latte e 50 ml di acqua).
Ma voglio precisare che non è obbligatorio farlo! Dipende da pediatra a pediatra, non tutti hanno gli stessi metodi e non tutti la pensano allo stesso modo.
Ovviamente non andrà sempre fatto bollire e sempre diluito: queste due accortezze vanno utilizzate durante i primi giorni in cui viene somministrato il latte vaccino, andando gradatamente a scalare, fino a darlo puro al bambino e semplicemente scaldato.

Io, con i miei tre figli ho utilizzato due metodi differenti, non per mia scelta, ma per diverse necessità dei bambini. Con Luca abbiamo dovuto utilizzare un latte speciale durante il periodo di allattamento e fino a quasi un anno di età, poiché ho dovuto smettere di allattarlo al seno subito dopo aver scoperto di essere rimasta incinta di Elena, e anche perché poi lui ha sviluppato una temporanea (per fortuna!) allergia al latte. Dopo l’anno di età e dopo il superamento della sua allergia al latte, per un periodo di circa sei mesi gli abbiamo dato un latte di proseguimento, per abituarlo gradualmente al cambiamento di latte. Dopodiché siamo passati al latte vaccino, inizialmente diluito con acqua.
Con Elena ed Alessandro, fortunatamente, non abbiamo avuto problemi: entrambi li ho allattati fino all’anno di età e poi siamo passati subito al latte vaccino, diluito con acqua neo primi giorni.
Nello specifico abbiamo fatto 150 ml di latte e 50 ml di acqua per 2 giorni; poi 160 ml di latte e 40 ml di acqua per 2 giorni; poi 170 ml di latte e 30 ml di acqua per 2 giorni; poi 180 ml di latte e 20 ml di acqua per 2 giorni; poi 190 ml di latte e 10 ml di acqua per 2 giorni; per arrivare poi a dare 200 ml di latte puro.

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

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