Ho avuto un aborto spontaneo

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Parlare di certi argomenti non è facile e non a tutti piace: significa esporsi e, in un certo senso, mostrare la propria fragilità.

Oggi voglio parlarvi di un argomento molto delicato: l’aborto spontaneo.
Si, perché purtroppo può capitare anche questo e come spesso vi ho scritto, ogni gravidanza è diversa e lo è anche un aborto. La stessa esperienza, anche se vissuta dalla stessa donna, non sarà mai uguale in dolore e sensazioni provate.
In questo mio articolo ho scelto di parlarvi anche del mio aborto spontaneo e spero che possa essere di aiuto a chi, magari in questo momento, si trova nella mia stessa situazione di qualche anno fa.

Questo articolo non intende sostituirsi ai consigli del medico curante, ma offrirsi come approfondimento per quelle persone che desiderano comprendere meglio la loro condizione fisica.
Prima di sottoporsi a qualsiasi cura è opportuno consultare sempre il proprio medico.

Cosa vuol dire aborto spontaneo?

Si definisce aborto spontaneo la perdita del bambino entro la ventesima settimana di gravidanza, ossia prima che il feto sia ipoteticamente in grado di sopravvivere autonomamente in caso di parto; passato questo numero di settimane si parla di parto prematuro o morte endouterina del feto.
Si può verificare una minaccia d’aborto nel caso in cui si abbiano perdite di sangue e dolori, ma il feto sopravvive; un aborto inevitabile o in atto avviene quando si verificano perdite di sangue e dolori derivanti dalla contrazione dell’utero, la cervice si apre e il feto viene espulso; quando invece si verifica un aborto interno, il feto muore ma rimane all’interno dell’utero e viene espulso successivamente in modo naturale o rimosso tramite un intervento medico.

Quali sono le cause di un aborto?

Le possibilità di avere un aborto dipendono da diversi fattori: età avanzata, problemi genetici del feto, condizioni cliniche preesistenti (come la sindrome dell’ovaio policistico, fibromi, problemi con la tiroide), obesità, eccessiva magrezza, fumo, droghe, elevato consumo di caffeina, alcool.
Un aborto spontaneo non è collegato a: condizione emotiva della madre durante la gravidanza (stress, depressione), spaventi o shock, attività fisica moderata, lavoro e/o restare in piedi a lungo, rapporti sessuali, voli aerei, consumo di alimenti piccanti.
Gli aborti spontanei avvengono nel 10-20 per cento delle gravidanze e il più delle volte le cause non possono essere identificate: ricordate che comunque difficilmente la causa dell’aborto è legata a qualcosa che avete o non avete fatto.
Possono esistere anche fattori genetici che impediscono al feto o alla placenta di formarsi correttamente; infezioni o problemi con utero o cervice; il sistema immunitario della mamma che reagisce in modo avverso alla gravidanza; i livelli di progesterone possono essere troppo bassi.

Quali sono i sintomi di un aborto?

I possibili sintomi di aborto spontaneo sono: sanguinamento vaginale, crampi e dolore addominale, perdita di liquidi e tessuti dalla vagina (come durante una mestruazione), sparizione dei sintomi di gravidanza (nausea, tensione mammaria).
Il ciclo mestruale che segue un aborto di norma di verifica 30 – 40 giorni dopo.
Nel primo trimestre di gravidanza è più che normale avvertire dei crampi senza perdite ematiche: sono dovuti ai legamenti che si tendono durante la crescita del feto e dell’utero. Fare un bel bagno caldo e cercare di rimanere a riposo se vi sentite stanche, può essere di aiuto per aiutarvi a rilassarvi fisicamente e psicologicamente. Nel caso in cui si dovessero verificare perdite di sangue, contattate subito il vostro ginecologo.
Considerate che molte donne all’inizio della gravidanza accusano perdite di sangue, ma poi riescono comunque a portarla a termine e ad avere un bambino sano.

Cosa fare dopo un aborto?

A seguito di aborto spontaneo, se non rimane traccia a livello uterino di feto e altri tessuti della gravidanza, non è necessario alcun trattamento; questo è tanto più probabile che si verifichi quando più precocemente si va incontro all’interruzione di gravidanza.
Nel caso in cui invece l’organismo non riesca ad espellere completamente i tessuti residui è possibile valutare con il ginecologo tre strategie: vigile attesa, terapia farmacologica, terapia chirurgica.
Vigile attesa: in genere si aspettano 1-2 settimane per vedere se l’organismo sia in grado di andare incontro a una sorta di mestruazione che possa pulire l’utero; se crampi e sanguinamento si arrestano è molto probabile che sia così e il ginecologo consiglierà di verificare con un’ecografia o con una serie di dosaggi delle beta HCG per verificare l’assenza di residui. In caso di comparsa di sanguinamento più abbondante, dolore severo e/o febbre si raccomanda di contattare immediatamente il Pronto Soccorso.
Terapia farmacologica: In alcuni casi è possibile procedere all’assunzione di specifici farmaci per favorire l’eliminazione del tessuto residuo, ma la paziente verrà comunque strettamente monitorata per valutare l’andamento dell’aborto.
Terapia chirurgica: In alcuni casi è necessario purtroppo sottoporre la paziente a un intervento chirurgico di raschiamento per la rimozione del tessuto residuo, in anestesia locale o totale.
Dopo tre aborti spontanei, solitamente il ginecologo vi proporrà di eseguire degli specifici esami e controlli per cercare di capire la causa e studiare la strategia più adatta da seguire nel vostro caso.

Alcuni consigli per superare un aborto

Dopo un aborto, nonostante non esista una regola prestabilita, sarebbe opportuno attendere almeno tre mesi prima di riprovare ad avere un bambino, in modo da consentire al fisico e alla mente di elaborare il lutto e riprendersi al meglio.
Altra cosa molto importante da ricordare è che anche il vostro partner deve sentirsi pronto a riprovare ad avere un bambino, perché anche lui ha subito, anche se in modo un po’ diverso, una perdita.
Perdere un bambino in gravidanza è un’esperienza molto dolorosa (credetemi, ne parlo per esperienza personale): lascia un senso di vuoto e di colpa, rabbia e ansia. Cercate di non nascondere i vostri sentimenti, ma parlatene con qualcuno in modo da potervi sfogare e magari anche confrontare con altre persone che hanno vissuto la vostra stessa esperienza. Magari troverete difficoltà a parlarne con parenti o conoscenti, ma potrebbe essere più facile parlare con qualche estraneo (esistono gruppi di ascolto e associazioni dove potete trovare consigli e sostegno).

La mia esperienza personale

L’aborto che ho vissuto io è avvenuto prima di portare a termine la gravidanza di Alessandro.
Ero di nove settimane ed iniziai ad avvertire dei dolori tipo ciclo, ma decisamente più dolorosi rispetto al solito, poi iniziarono le perdite di sangue; chiamai subito la ginecologa e mi diede appuntamento; durante la visita, facendomi un’ecografia, notò che il bimbo era troppo piccolo rispetto alle settimane di gravidanza e mi disse che con molta probabilità di li a poco le perdite di sangue sarebbero aumentate, perché sarebbe iniziato un aborto spontaneo.
E così avvenne purtroppo. Fu molto doloroso, sia fisicamente a causa dei forti crampi e delle abbondanti perdite di sangue, sia psicologicamente, perché anche se non lo avevo sentito muoversi e nemmeno lo avevo visto ben formato nell’ecografia, io sapevo che dentro di me c’era un altro bambino e non mi interessava il fatto che tanto avevo già due bellissimi bimbi (come mi disse la mia ginecologa alla fine della visita).
Piansi per un po’, poi per fortuna riuscii a riprendermi, anche perché dovevo farlo per Luca ed Elena visto che dopo pochi giorni sarebbe arrivato il Natale.
La ginecologa poi mi prescrisse alcuni esami per verificare che tutto fosse tornato alla normalità ed evitare così l’insorgere di eventuali complicanze.
Passate le festività, i compleanni dei bimbi e carnevale, come tutti sapete se siete miei lettori, rimasi di nuovo incinta e la gravidanza andò a buon fine (anche se non nego che in questa occasione ero meno calma rispetto le precedenti gravidanze), consentendoci di abbracciare il nostro Alessandro.

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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