Rivolgimento per manovre esterne del bambino podalico

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No, non è possibile, capitano tutte a me: sono quasi al termine della gravidanza e il mio bambino non si è ancora messo in posizione cefalica! Non voglio fare un parto cesareo…o mi devo rassegnare?

Già solo l’idea di affrontare un parto può essere motivo di paure e d’ansie per una futura mamma, figuriamoci poi se si prospetta di dover subire un parto cesareo perché il suo bambino sta bene, ma non ha la minima voglia di girarsi nella corretta posizione. Da Supermamma mi sono preparata anche a quest’evenienza e ho trovato alcune soluzioni praticabili per cercare di cambiare le sorti del parto!

Solitamente i bambini intorno alla 30ma settimana di gravidanza, si preparano spontaneamente ad affrontare il momento del parto, mettendosi in posizione cefalica, in altre parole con la testa rivolta verso il basso. Se il bambino dovesse rimanere in posizione podalica, sarebbe necessario programmare un parto cesareo, perché è sconsigliato (anche se non impossibile) affrontare un parto naturale con un bambino in posizione podalica. Per evitare un parto cesareo, è possibile intervenire manualmente dall’esterno per cercare di convincere il bambino a fare una capriola e cambiare così la sua posizione.

Il rivolgimento del bambino tramite manovre esterne è la tecnica con cui i ginecologi tentano di girare un bambino podalico durante l’ultima fase di gravidanza, si solito tra la 36ma e la 37ma settimana, periodo in cui il bambino è abbastanza grande da non doversi poi girare nuovamente da solo, tornando alla posizione precedente: questa tecnica ha un successo intorno al cinquanta per cento e deve essere tassativamente eseguita in ospedale, nel caso in cui occorressero problemi per la mamma o per il bambino.
Durante questa manovra il ginecologo preme le mani sulla pancia della mamma per far muovere il bambino usando l’ecografia come guida (potrebbe utilizzare un farmaco per far rilassare la muscolatura uterina), aiutandolo così a mettersi in posizione cefalica.
Questa manovra non è priva di rischi: rottura della placenta o degli arti inferiori del bambino sono i rischi maggiori.
La manovra non può essere eseguita in caso di liquido amniotico presente in scarsa quantità, placenta previa, bambino già incanalato con il sedere o con le gambe nel bacino della mamma, precedente taglio cesareo, gravidanze gemellari e presenza di fibromi.

Esistono anche altri metodi alternativi per cercare di convincere il bambino a mettersi in posizione cefalica, i quali possono essere eseguiti anche in ambiente non ospedaliero, poiché non sono effettuate manovre esterne, ma solo tecniche naturali di convincimento: l’agopuntura e la moxibustione, tecnica nella quale viene utilizzato un sigaro d’artemisia acceso e posto vicino al mignolo di entrambi i piedi, che può essere ripetuta anche più volte nel caso non funzionasse subito, tra la 30ma e la 38ma settimana di gravidanza.
Infine è possibile tentare con i classici rimedi della nonna, mettendosi sdraiate a terra con le gambe sollevate a squadra, appoggiandole al muro, oppure sdraiarsi con dei cuscini messi sotto il bacino in modo da tenerlo sollevato.

Molte persone comunque sono dell’idea che qualsiasi tentativo manuale e non funzionino solo se il bambino era in ogni caso già predisposto al cambio di posizione.
Tutti e tre i miei bambini sono sempre stati da subito in posizione cefalica; ma durante la mia terza gravidanza, dopo essere caduta a terra (come vi ho raccontato nel mio articolo intitolato “Cadere nel bel mezzo della notte”), Alessandro cambiò la sua posizione e si mise podalico. In quell’occasione io mi documentai perché volevo assolutamente evitare di affrontare un parto cesareo. Ma fortunatamente, dopo solo una settimana, senza nemmeno accorgermi, Alessandro si girò nuovamente da solo e tornò in posizione cefalica, con mio grandissimo sollievo. La scoperta, non essendomi accorta di nulla, la feci durante una visita di controllo dalla mia ginecologa, mentre mi fece un’ecografia.

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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