Contraccezione: il dispositivo al rame

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L’ottavo metodo anticoncezionale che studiamo insieme è il dispositivo al rame, chiamato anche spirale (attenzione perché le spirali sono di due tipi e si differenziano per la presenza o meno di rilascio di ormoni).
Quello che vediamo oggi è il dispositivo che NON contiene ormoni.

Il ginecologo è la persona di riferimento per tutte le informazioni relative al corretto utilizzo del prodotto. Il presente materiale non intende in alcuna maniera, ne direttamente, ne indirettamente, delineare o sostituirsi a percorsi terapeutici che rimangono esclusiva responsabilità del medico curante. Le indicazioni contenute in questo articolo non possono sostituire la cura del medico, che è pertanto necessario consultare prima di intraprendere qualsiasi cambiamento dello stile di vita.

Il dispositivo al rame è un dispositivo con un filamento di rame a forma di T che non contiene ormoni e che rilascia ioni di questa sostanza nella cavità uterina, svolge un’azione spermicida inibendo la motilità degli spermatozoi e alterando la loro capacità di fecondare l’ovulo. Una volta inserito, può rimanere all’interno dell’organismo femminile da tre a dieci anni; non contiene ormoni; i disturbi gastrointestinali non incidono negativamente sulla sua efficacia.

Il dispositivo al rame va inserito dal ginecologo entro 7 giorni dell’inizio delle mestruazioni; l’applicazione richiede pochi minuti e non è necessaria alcuna anestesia.

Gli svantaggi di questo metodo contraccettivo sono: spesso rende le mestruazioni più abbondanti, più lunghe e dolorose; può aumentare il rischio di infezioni pelviche; l’espulsione spontanea è rara, ma possibile; per inserirla e rimuoverla è necessario l’intervento del medico; l’inserimento può essere fastidioso e/o doloroso; non viene utilizzata nelle donne che non hanno avuto gravidanze; sono necessari controlli ecografici per verificarne il posizionamento nell’utero.

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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