La fontanella dei neonati

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La gravidanza può essere definita il periodo dell’attesa per conoscere il proprio bambino e quando finalmente nasce, non si vede l’ora di tenerlo tra le braccia e coccolarlo. In ospedale si è molto aiutate dalle infermiere della nursery, le quali si occupano in gran parte della pulizia del bambino. Si, il primo bagnetto viene fatto in ospedale, ma con la supervisione dell’infermiera, che il più delle volte provvede direttamente illustrando alla mamma le varie operazioni da effettuare.

Ma quando si è a casa tocca a noi e tutte le paure del mondo fanno la loro comparsa, specialmente quella di arrecare qualche danno irreparabile alla testa del nostro bambino a causa della fontanella ancora aperta. Mamma, calma e sangue freddo, la Supermamma è qui per rassicurati e darti tutte le informazioni necessarie per conoscere ed affrontare la famigerata fontanella!

Al momento della nascita le ossa che costituiscono il cranio, pur essendo resistentissime, sono anche molto elastiche, mobili e non saldate tra loro: se così non fosse durante la fase espulsiva del travaglio la testa non riuscirebbe ad attraversare il canale del parto, formato dalla porzione inferiore dell’utero, della cervice e della vagina.
Di fatto, la testa, nel momento in cui si viene a trovare intrappolata nello stretto passaggio che conduce all’esterno, si adegua al poco spazio deformandosi e allungandosi leggermente: così alla nascita può apparire lievemente asimmetrica e oblunga, ma questa forma non è assolutamente definitiva, poiché nell’arco di poche settimane è destinata a modificarsi spontaneamente acquistando le giuste proporzioni.
Fino a quando non si completa il processo di saldatura delle ossa del cranio, tra l’una e l’altra rimangono degli spazi detti “fontanelle”, nei quali al di sotto della pelle non c’è ancora un osso vero e proprio, ma una guaina fibrosa resistentissima.

Le fontanelle sono numerose, però quella più importante per estensione è una, detta “anteriore”, situata circa alla sommità del capo: è ben visibile e ben distinguibile al tatto, poiché pulsa al ritmo del battito cardiaco, ed è molto più morbida rispetto al resto della testa.
Le sue dimensioni variano da bambino a bambino, ma in media ha una superficie di quattro centimetri quadrati ed è a forma di rombo; progressivamente si chiude e questo processo può concludersi tra il sesto e il ventesimo mese di vita del bambino. Il pediatra, durante le visite di controllo, verifica le dimensioni della fontanella (che a mano a mano diventerà sempre più piccola fino a chiudersi del tutto) e misura anche la circonferenza cranica, per valutare la crescita della testa. Una chiusura troppo precoce della fontanella potrebbe essere sintomo di una malattia congenita, mentre se la fontanella tarda a chiudersi potrebbe essere un segnale di difficoltà nel processo di ossificazione: sono entrambi casi molto rari che vanno valutati da appositi specialisti.
La fontanella è fragile solo in apparenza, ma in realtà è piuttosto resistente e quindi non si deve avere paura di danneggiarla né lavando la testa del bambino né quando lo si accarezza. Può capitare che il bambino riceva un colpo involontario alla testa (dovuto ad esempio ad una caduta): se il bambino si mette immediatamente a piangere, deve essere considerato un ottimo segno; andrà in ogni caso tenuto in osservazione per almeno ventiquattro ore ed, eventualmente, il medico stabilirà la necessità o meno di eseguire ulteriori controlli (come ad esempio tramite un’ecografia).
Un’altra funzione molto importante della fontanella è di assicurare una pressione sanguigna uniforme alla testa e di permettere anche al cervello di crescere liberamente, considerando che nei primi anni di vita aumenta di volume.

Nonostante io abbia avuto tre figli, ricordo ancora adesso la strana sensazione che provavo ogni volta che accarezzavo la testa dei miei figli e incappavo nella fontanella principale! Con Luca, essendo il primo figlio, avevo molte più paure perché inesperta e alimentata da vari miti e leggende che circolano sulla fontanella dei bambini. Con Elena e Alessandro, maneggiavo lo stesso con cura la loro testa, ma senza farmi sopraffare da ansie inutili. Poi c’è da aggiungere che, i secondi e terzi figli devono anche affrontare le numerose e a volte non troppo delicate carezze dei fratelli o sorelle maggiori: ma vi garantisco che non faranno nessun tipo di danno…dopotutto tutti e tre i miei figli sono sopravvissuti indenni a tutto!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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