Quali sono i test per diagnosticare le allergie

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Sospettare di essere allergici a qualcosa può causare ansia e stress, specialmente se poi chi ci sta intorno inizia a dire: Non puoi fare questo! Non puoi mangiare quello! Evita di bere questa cosa!

Prima di tutto, fate un bel respiro e con l’aiuto del vostro medico, che vi consiglierà uno specialista in merito, appurate se siete davvero allergici: il sospetto non basta. Esistono test specifici ed esperti in grado di interpretare i risultati dei test, dando poi la giusta cura e una sensata linea guida da seguire da quel momento in poi.

Partiamo dal presupposto che nessun singolo test allergico è in sé perfetto e ciascuno presenta vantaggi e svantaggi; ognuno deve essere poi interpretato da uno specialista, che sia a conoscenza dei dettagli del problema del paziente. La scelta del test dipende dalla reazione allergica avuta della persona, dall’età, dalla zona del corpo coinvolta, dalla gravità della reazione e dalla probabile causa. Ma vediamo bene, ad uno ad uno, quali sono e come funzionano questi test.

Vi ricordo che queste sono informazioni solo a titolo informativo e che non devono mai in alcun modo sostituirsi al parere del pediatra o del medico.

Prick test (test cutanei):

è il test più comune per diagnosticare le allergie e consiste nel provocare il corpo con uno o più allergeni per verificare le reazioni. Questo test viene di solito effettuato nella parte interna dell’avambraccio; i punti sottoposti all’esame vengono evidenziati con un pennarello, dove viene deposta una goccia di estratto dell’allergene scelto; la superficie cutanea viene punta delicatamente attraverso la goccia usando un ago; dopo venti minuti viene misurato il diametro della reazione cutanea avvenuta. Un risultato positivo è indicato da un gonfiore, da un ponfo in rilevo, che può prudere ed essere circondato da una zona di pelle arrossata. Il test viene fatto anche su due campioni aggiuntivi, una soluzione salina (controllo negativo) e una a base di istamina (controllo positivo), per verificare l’affidabilità dell’esame. La risposta alla soluzione salina deve essere sempre negativa, perché se fosse positiva indicherebbe che la pelle è molto sensibile e che il risultato del test non è affidabile; mentre la risposta all’istamina deve essere positiva in tutte le persone, in quanto un risultato negativo significa che la pelle non reagisce in modo normale, probabilmente a causa di una terapia farmacologia in corso che rende quindi il test inaffidabile. Questi test sono indolori e il prurito di una eventuale risposta positiva svanisce nel giro di alcune ore. I Prick test sono un modo semplice, veloce ed economico per analizzare molti allergeni contemporaneamente (si possono controllare da venti a trenta diversi allergeni per volta).

Patch Test (test da contatto):

è usato in caso di dermatite da contatto; viene effettuato generalmente sulla pelle della schiena; è un test semplice e sicuro, ma nei casi più gravi può produrre bolle e prurito. Per eseguire questo test vengono utilizzati dei dischetti metallici della dimensione di una monetica, fissati alla pelle con dei cerotti e lasciati per 36/48 ore; se, trascorso questo tempo, si forma una chiazza rialzata, arrossata e pruriginosa, il risultato è positivo.

RAST (dosaggio delle IgE specifiche):

ogni persona allergica ha nel sangue degli anticorpi specifici a quell’allergene (IgE), i quali possono essere dosati nel sangue attraverso un test radioimmunologo (RAST). Il test consiste nel prelievo di un campione di sangue dal braccio; i risultati delle analisi vengono pronti in pochi giorni. Questo tipo di test viene solitamente utilizzato quando non è possibile eseguire quello cutaneo a causa di eczema o dermatite diffuso, o perché il paziente non può sospendere l’assunzione di antistaminici senza peggiorare la sua situazione. Come per i test cutanei, con un campione di sangue si possono verificare da venti a trenta allergeni.

Test di provocazione:

questo test consiste nel provocare una reazione allergica al paziente somministrando, per via aerea o orale (a seconda del problema), il presunto allergene, in condizioni strettamente controllate in modo da intervenire tempestivamente in caso di reazione allergica. In teoria si dovrebbero somministrare sia l’allergene sia una sostanza inerte (placebo) e né il paziente, né l’operatore dovrebbero sapere che cosa viene somministrato; una terza persona dovrebbe preparare i reagenti e segnare i risultati. In questo modo nessuno dei soggetti coinvolti nel test può essere influenzato da eventuali convinzioni errate.

Test di funzionalità polmonare:

vengono effettuati per diagnosticare l’asma e monitorare lo stato di salute del paziente in terapia. Viene misurato il picco di flusso respiratorio (spirometria) emesso dai polmoni.

Farmaci antiallergici:

nella terapia delle allergie il passo più importante è identificare l’allergene responsabile dei sintoni ed evitare, per quanto possibile, di venire a contatto con esso. Esistono comunque diversi farmaci che, impiegati in modo corretto, non solo alleviano i sintomi, ma riducono anche l’infiammazione causata dalle allergie croniche. Decongestionanti nasali (in gocce o spray), broncodilatatori, emollienti, antistaminici, farmaci antiallergici, corticosteroidi sono tutte soluzioni utilizzate per placare e tenere sotto controllo i sintomi allergici.

Test di funzionalità enzimatica e test genetici per il favismo:

il favismo interessa circa 400 milioni di persone nel mondo ed è dovuto a un deficit dell’enzima glucosio 6 fosfato deidrogenasi. È necessario evitare le fave, il vino rosso, i legumi e alcuni farmaci. La diagnosi viene fatta con diversi test che valutano la funzionalità dell’enzima, test di screening (come il Fluorescent spot test) e di conferma (test quantitativo) per poi eventualmente arrivare a un test genetico che evidenzia l’anomalia del gene interessato (X linked).

Breath Test:

vengono prescritti in presenza di sintomi riconducibili a un’intolleranza o ad un malassorbimento di zuccheri normalmente assorbibili, come lattosio, sorbitolo, fruttosio o glucosio, o non assorbibili come il lattulosio e lo xilosio.
La metodica operativa del breath test prevede l’assunzione di una dose prestabilita di un determinato zucchero e la successiva analisi dei gas espirati dal paziente dopo un certo periodo di tempo. Si ricerca in particolare il picco di idrogeno nell’aria espirata, la cui presenza è spia di fermentazione intestinale dello zucchero non assorbito, da parte della flora batterica del colon.

Test genetico per l’intolleranza all’alcol:

l’intolleranza all’alcol è molto diffusa negli asiatici ed è dovuta a un deficit dell’enzima aldeide deidrogenasi con accumulo di acetaldeide che provoca un improvviso arrossamento del viso (flushing). Per diagnosticarla esiste appunto un test genetico che evidenzia una mutazione del gene.

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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