Villocentesi: come funziona?

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Ho aspettato e sognato tanto questa gravidanza, ed ora che finalmente il sogno è diventato realtà vengo assalita da mille paure, molte delle quali dovute alla mia avanzata età. Ora mi è stata prescritta dal ginecologo un’ecografia specifica: oddio che ansia!

Molte volte, una donna incinta, specialmente se ha ormai oltrepassato una determinata soglia di età, può essere sottoposta a maggiore stress a causa degli esami di controllo che le vengono prescritti per verificare lo stato di salute del bambino ancora in grembo.
Ma mi raccomando, cercate di non farvi prendere troppo dall’ansia e vivete nel modo più sereno possibile il meraviglioso periodo della gravidanza!
E ricordate che l’informazione è alla base di tutto: oggi quindi vediamo insieme nel dettaglio un’altra ecografia specifica, ovvero la Villocentesi.

Questo articolo non intende sostituirsi ai consigli del medico curante, ma offrirsi come approfondimento per quelle persone che desiderano comprendere meglio la loro condizione fisica.
Prima di sottoporsi a qualsiasi cura è opportuno consultare sempre il proprio medico.

Che cos’è?

La villocentesi, o prelievo dei villi coriali, è un test diagnostico invasivo che consiste in un prelievo di un campione di tessuti coriali (una componente della placenta) per identificare con certezza il rischio di una patologia genetica o cromosomica nel feto.
La villocentesi viene effettuata in regime ambulatoriale e non necessita di sedazione.
L’esame viene eseguito tra la undicesima e la tredicesima settimana di gravidanza (quindi prima rispetto all’amniocentesi); nel caso in cui venisse riscontrata un’anomalia genetica e decidessi di porre fine alla gravidanza, lo puoi fare per aspirazione (senza aver ancora sentito muovere il bambino).
Esistono due procedure per eseguire la villocentesi: con il metodo addominale viene inserito nell’addome un ago sottile e sotto controllo ecografico il medico preleva una piccola porzione di placenta; con il metodo vaginale (meno diffuso) il medico inserisce un catetere nella vagina e nella cervice che attraversa le pareti dell’utero per prelevare una piccola quantità di tessuto usando un trasduttore ecografico per orientarsi.
I risultati di questo esame saranno pronti dopo 10/20 giorni circa.

A chi viene proposta?

Alle donne in età materna avanzata, o con aumentato rischio di patologia cromosomica in base ai test di screening (o all’esito di ecografie), o con precedente figlio affetto da anomalia cromosomica, o con genitori portatori di alterazioni cromosomiche, o alle donne che appartengono a coppie a rischio per alcune malattie genetiche (come talassemia, emofilia, fibrosi cistica).

Quanto costa?

Nelle strutture pubbliche l’esame è gratis per le donne che abbiano un rischio aumentato di patologie cromosomiche o genetiche; mentre nelle strutture private il costo varia da 800,00 € a 1700,00 €.

Quali sono i rischi?

I rischi per la mamma sono rari: potrebbero però verificarsi perdite di sangue e/o di liquido dai genitali, contrazioni uterine, infezioni intrauterine con febbre.
Il rischio di aborto è intorno all’1,5-2 per cento.
Dopo essersi sottoposta all’esame, alla donna viene prescritto il riposo per un paio di giorni o anche più a lungo, a seconda dei casi. Per almeno una settimana, in via precauzionale, è poi sconsigliato fare sforzi fisici.

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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