Cos’è il rooming-in?

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Io fossi in te lascerei il bambino alla nursery così ti riposi, altrimenti poi come fai quando torni a casa? Lo tieni nel letto con te a dormire qui in ospedale…ma sei matta…e se ti cade?!?

Sono mamma da un giorno, ma di perle di saggezza di parenti e amici direi che ne ho già sentite fin troppe, soprattutto contro il Rooming-in praticato nell’ospedale in cui ho scelto di partorire. Si, avete capito benissimo: ho scelto apposta questo ospedale, perché mi piace la loro politica verso il Rooming-in, quindi evitate commenti inutili sul fatto che io debba riposare per prepararmi al rientro a casa, perché lo sto già facendo così!

Negli ospedali italiani il Rooming-in viene utilizzato in tre diverse forme:
1. Integrale: a partire da subito dopo il parto, prevede che il bambino sia sistemato nella stanza della mamma, la quale lo può allattare, accudire, tenere nel letto ogni volta che lo desidera; in caso di gravi difficoltà fisiche della mamma si può non accettare di farlo.
2. Giornaliero: prevede che il bambino stia nella stanza della mamma durante il giorno, ma che di notte, tranne al momento delle poppate, venga ospitato nella nursery.
3. Nido aperto: è la formula più flessibile e, generalmente, più apprezzata. Concede alla mamma la possibilità di tenere accanto a se il bambino per tutto il tempo che desidera, eventualmente anche 24 ore su 24, ma le offre anche la possibilità di portarlo nella nursery dove personale specializzato è a disposizione per accudire i neonati o, in ogni caso, per aiutare la mamma a farlo nel migliore dei modi.

Per i papà il rooming-in è senza dubbio molto vantaggioso perché in genere, negli ospedali dove è previsto, è permessa la loro presenza in camera, indipendentemente dall’orario di visita.
Quando invece arrivano altri visitatori il bambino deve essere portato nella nursery, per evitare che venga contagiato da qualche virus.
Non tutte le neomamme apprezzano il rooming-in, che, a volte, è considerato più che un’opportunità vantaggiosa, un ostacolo alla possibilità di recuperare energie prima di tornare a casa: non ci si deve sentire in colpa per questo, perché il valore di una mamma non si misura, infatti, dal suo livello di gradimento nei confronti del rooming-in.

Quali sono i benefici del Rooming-in?

Senza dubbio favorisce l’allattamento al seno, perché da la possibilità al bambino di attaccarsi ogni qualvolta ne senta il bisogno, permettendo così a lui di imparare più in fretta il giusto attacco e alla mamma di iniziare la produzione del latte in maniera più rapida ed efficace.
Inoltre, permette a entrambi i genitori di impratichirsi nell’accudire il loro bambino in maniera più efficace, diminuendo l’effetto a volte un po’ traumatico del passaggio dall’ospedale a casa (ricordatevi che comunque potrete chiedere aiuto alle infermiere per qualsiasi dubbio).
Alcune ricerche hanno confermato che i primi giorni dopo il parto sono un momento delicatissimo in cui si crea il legame tra madre e bambino; se avvengono separazioni fisiche si può interrompere l’instaurarsi del legame, chiamato Bonding, con ricadute negative a volte anche a lungo termine sulla relazione mamma-bambino, a cominciare dalla qualità della relazione di attaccamento.

All’Ospedale di Carate Brianza, dove ho partorito tutti e tre i miei figli, viene praticato il Rooming-in integrale e devo dire che ho molto apprezzato questa possibilità, specialmente con la nascita di Luca: non avendo mai nemmeno preso in braccio un neonato, ero completamente impacciata e inesperta. Con questo metodo ho potuto subito imparare ad accudire il mio bambino, avendo la possibilità di chiedere aiuto alle infermiere della nursery per qualunque dubbio, evitando di trovarmi poi con ogni problema a casa da sola!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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