Che fortuna, vai in vacanza!

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Le vacanze, teoricamente, sono sinonimo di relax, pace, divertimento…si…

fino al momento in cui entrano nella tua vita i figli!

Peccato che questo piccolo dettaglio, il più delle volte, non venga mai considerato dalle persone che non hanno figli.
Così succede che, in estate, quando incontri per strada amici o parenti, che ti fanno le classiche domande in voga in quel periodo, ovvero “Dove andate in vacanza quest’anno? Quanto state via?” e tu rispondi “Nelle Marche come negli ultimo anni…stiamo via un mese”, ti senti dire con tono di invidia “Cavoli, che fortuna, stai via tanto! Allora chissà come vi divertite e come vi riposate!”.
E in quel momento, semplicemente per educazione e per non aprire una parentesi tonda, quadra e graffa allo stesso tempo, sorrido e rispondo “Eh si!”, ma nella mia testa si accendono i cartelli con l’insegna luminosa che dicono “Beata ignoranza!” e “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”.

Per carità, so benissimo che tra lo stare via una settimana o un mese c’è molta differenza; ma la differenza c’è anche se si sta via una settimana in albergo con pensione completa, o un mese in appartamento; come pure se si sta via con un solo bambino, o con due, tre, quattro bambini.
Insomma, quello che voglio dire è che bisogna valutare bene tutte le variabili e non solo quantificare il tempo, perché le cose non sono tutte direttamente proporzionali.

Poi comunque voglio fare questa premessa: sono felicissima delle mie vacanze, perché quello che interessa a me è stare finalmente tutti e cinque insieme senza vincoli di orari, senza fretta e senza troppe preoccupazioni!

Parlando in prospettiva da mamma, come dico scherzosamente quando parlo con le altre mie amiche mamme, andare in vacanza per me vuol dire: cambiare casa, cambiare aria, ma per il resto non cambia un “beep”!
Si, come ho scritto qualche riga fa, prendo tutto più alla leggera perché non ho l’ansia di guardare l’orologio mica che poi arrivo in ritardo a prendere i bambini all’asilo, oppure mica che facciamo troppo tardi alla sera e poi i bimbi non si svegliano per tempo alla mattina per andare all’asilo; cerco di non prendermela troppo se la casa non è perfettamente pulita e in ordine, perché santo cielo, in teoria, sono in vacanza pure io!
Però bisogna comunque mangiare, vestirsi, andare in spiaggia e tutto il resto…e, udite udite, anche se siamo in vacanza, non appare una fatina che, durante la notte, provvede a fare tutto!
L’unica attenuante è che, a differenza del resto dell’anno, non sono da sola tutto il giorno, perché in vacanza c’è anche il papà, che finalmente può godersi appieno i suoi tre adorati angioletti ( e qui, se ci fosse l’audio, ci starebbe benissimo una risata da film horror!).

Già preparasi per andare in vacanza è stressante: pensare a cosa mettere in valigia, cercando di non dimenticare nulla di fondamentale e cercando anche di portare via quelle classiche cose che “non si sa mai con tre bambini”, piuttosto che quelle cose che dici “mica che poi succede anche…”; ma in tutti questi pensieri devi anche stare attenta a non esagerare, perché devi ricordarti che non abbiamo a disposizione ne un tir ne un pullman per caricare tutto (ma solo una “povera” Fiat Croma, che fortunatamente fino ad ora si è comportata egregiamente, sfoderando capacità inaspettate e quasi di fantascienza a raccontarle)

e soprattutto devi prepararti psicologicamente a dire a tuo marito “Queste sono tutte le cose che devi caricare in macchina”, sperando che non inizi a dirti un rosario di bestemmie!

Considerate che da quando è nato Luca è stato un crescendo di bagagli da caricare in macchina, anche perché già l’anno successivo i bambini sono diventati due e nel contempo avevamo anche Birba (la nostra cagnolina di “soli” 25 kg!): ciò stava a significare mezzo baule occupato dal cane, valigie per quattro persone (di cui due bambini), due lettini da campeggio, due alzasedia, un passeggino gemellare, milioni di giochi da spiaggia, tre ombrelloni, più varie ed eventuali.
Poi è arrivato anche Alessandro, ma nel frattempo Birba ci ha lasciati (purtroppo), quindi a tutto quanto descritto sopra, dovete aggiungere un alzasedia, un passeggino singolo, la valigia dei bimbi che cresce in volume…unica cosa che ci viene abbonata è il terzo lettino da campeggio (oh, che fortuna!).

Quest’anno però ho battuto ogni record e mio marito mi ha addirittura fatto i complimenti perché sono riuscita a ridurre all’osso i bagagli (anche se non vi nascondo che all’inizio avevo il terrore di aver dimenticato mezzo mondo!).
Sono riuscita a preparare solo due borsoni, una valigia media, il beauty case, un alzasedia (per Alessandro) e il passeggino singolo (sempre per Alessandro) e ovviamente poi c’erano anche gli ombrelloni e i giochi da spiaggia.
Considerando che siamo stati via per un mese, in cinque, in un appartamento, direi che ho quasi fatto un miracolo!
Si, perché comunque ho dovuto mettere in valigia lenzuola e salviette per tutti, teli per la spiaggia, vestiti per tutti tenendo anche in considerazione che in alcune zone delle Marche (specialmente la sera) fa anche freddo e tira vento. I lettini da campeggio non li abbiamo portati, perché Luca ed Elena hanno dormito insieme in un letto da una piazza e mezza; Alessandro ha dormito in un lettino con le sbarre fornito dai nostri padroni di casa; l’alzasedia lo abbiamo portato solo per Alessandro, tanto ormai Luca ed Elena arrivano tranquillamente al tavolo; il passeggino abbiamo portato solo il singolo, che hanno usato a turno nei momenti di grande stanchezza, cercando di arrivare a dei pacifici compromessi per evitare che si prendessero ogni volta per i capelli!
Ah, ovviamente prima di partire pulisco e riordino tutta la casa in modo da trovarla in uno stato decente al nostro ritorno (almeno per qualche ora prima che i bimbi la riordino a loro piacimento!).
E quando arriviamo nella casa delle vacanze inizia la seconda parte rilassante: ovvero la pulizia della casa e l’apertura delle valigie, con il sottofondo di tutta la comprensione di tre bambini di cinque, quattro e due anni, che continuano a chiedermi “Hai finito mamma? Quando andiamo al mare mamma?”.
Sia l’anno scorso, sia quest’anno, si sono uniti alle nostre vacanze anche i nostri cognati con i loro due figli (che “fortunatamente” non sono più piccoli come i nostri), così mentre noi due donne ci occupavamo di pulire e sistemare casa, i ragazzi controllavano i tre bambini e i due uomini sono andati a fare la spesa (altra cosa a cui non pensa la fatina durante la notte!).

Perfetto, il primo giorno di “vacanza” è andaro tra pulizie, sistemazioni, spesa, pranzo, cena e ovviamente i preparativi per il secondo giorno, in cui si azzittiranno finalmente i bambini (sia piccoli sia grandi) andando in spiaggia!

Quindi posso dire che le mie giornate partono dalla sera prima: si, perché ogni sera devo preparare la borsa e lo zaino per la spiaggia con le salviette per asciugarsi quando si esce dal bagno in mare, il telo da mettere a terra per sdraiarsi/sedersi, i costumi di ricambio, le creme solari per tutti (una per i bimbi, una per Stefano che è strapieno di nei e una per me), pannolini di ricambio per Alessandro. Poi preparo già i vestiti da mare per tutti in modo che al mattino non venga perseguitata dalle domande di tutti “Cosa devo mettere? Dove sono i miei vestiti? E il mio costume?”.
Ah, poi preparo anche due bottiglie di tè freddo: una per la colazione e una da portare in spiaggia.
Così trascorro l’ultima parte di ogni mia serata, prima di andare (finalmente) a letto.

Il mattino, anche se a volte con un po’ di fatica, adoro alzarmi prima di tutti per godermi il silenzio e il panorama che si vede dalla nostra casa del mare.

Posso andare in bagno senza che nessuno apra all’improvviso la porta chiedendomi cosa sto facendo (mmm, vediamo, sono seduta sul gabinetto, direi che rifletto sull’universo!); poi mi vesto senza troppa fretta e mi trasferisco in cucina per preparare la colazione per tutti.
Poi inizia l’interminabile iter di far alzare tutti, far fare a tutti la colazione in tempi ragionevoli, far vestire tutti (prima che arrivi già sera) tra una supplica e una minaccia del tipo “se non ti sbrighi non andiamo in spiaggia!” e la tortura cinese di mettere la crema solare a tutti (perché ormai abbiamo rinunciato a metterla in spiaggia, onde evitare di rincorrerli e fare loro uno scrub corpo tra un urlo e l’altro).
Tutto questo in comodissime tre ore (il più delle volte): mettere insieme abitudini e tempi di nove persone non è sempre così semplice come a dirlo!
Alle 10.00 siamo finalmente piazzati in spiaggia con ombrelloni, sedie, teli e giochi: ovviamente i bambini sono già al lavoro con palette e secchielli…mica di fare tardi al lavoro!
Dopo aver giocato, pardon, lavorato un po’ (con qualche litigio, giusto per non farsi mancare nulla!), tutti in mare per un bel bagno e non appena labbra e dita dei bimbi diventano blu, cerchiamo di convincerli ad uscire per fare uno spuntino prima di pranzo: e qui inizia il primo attacco delle cavallette “Io lo yogurt!”, “No, io voglio la frutta!”, “Mi dai da bere?!”, “A che gusto è lo yogurt!”.

Molto spesso quest’anno abbiamo optato per fare il pranzo al sacco in spiaggia, in modo da ottimizzare il tempo trascorso al mare, quindi ci siamo arrangiati con panini, pizza e cose veloci.

Dopo pranzo bisogna praticamente legare i bambini agli ombrelloni (scherzo ovviamente!) per evitare che vadano a buttarsi in acqua, o che si cuociano sotto il sole cocente e finalmente, trascorse le tre ore canoniche della digestione, possiamo tuffarci nuovamente in mare.
L’uscita dall’acqua questa volta è un po’ più complessa: se il sole si era già nascosto dietro le colline, appena usciti dall’acqua i bambini tremavano come foglie al vento, così iniziava la catena di montaggio tra me e Stefano: togliere il costume, asciugare, mettere il costume pulito (già preventivamente appeso da me sotto l’ombrellone per prenderlo agevolmente), merenda per sfamare i tre uccellini. Dopo tutto ciò possiamo finalmente cambiarci anche io e Stefano.
E così inizia l’altra parte difficile della giornata: raccogliere tutto e caricare in macchina, con i bambini che si lamentano della loro stanchezza e del sonno che gli piomba addosso così (stranamente) all’improvviso, proprio nel momento in cui dalla mia bocca esce la frase “Dai bimbi, sistemate tutto che andiamo a casa!”.
In macchina, dopo la prima curva, tutti e tre sono già svenuti tra le braccia di Morfeo, così possiamo finalmente togliere il CD con canzoni tipo “Le tagliatelle di Nonna Pina” e mettere la radio, almeno per i dieci minuti di macchina che ci portano verso casa.

Parcheggiamo davanti alla porta di casa in modo da “scaricare” agevolmente i bimbi dormienti, io mi metto subito in cucina per preparare la cena e Stefano nel frattempo tenta di svegliare, a turno e con cautela, i bambini (mica che poi si svegliano con la luna storta e diventano peggio delle iene affamate), in modo da fargli fare la doccia una alla volta.
Nel frattempo io lavo anche i costumi e metto ad asciugare le salviette usate in spiaggia, così che per l’indomani mattina sia tutto pronto da mettere nelle borse.
Ok, siamo tutti lavati e profumati, possiamo metterci a tavola per la cena…dopotutto sono “solo” le 21.00!
Siamo quasi arrivati al traguardo: manca solo da caricare la lavastoviglie e fare tutti i preparativi che vi ho scritto qualche riga più su, prima di godermi un po’ di meritato riposo (lasciatemelo dire!) con mio marito.

Si si, devo dire che a stare via un mese mi riposo davvero tanto!

E voi come trascorrete le vostre vacanze?

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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