Quello che un neopapà non osa confessare

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Il titolo di questo mio articolo coincide pari pari con il titolo del libro che ho appena finito di leggere (tutto in una volta!) e che consiglio di leggere a tutte le future mamme e neo-mamme, ma anche a tutti i futuri papà e neo-papà.

Non è un libro appena uscito, ma sicuramente non è obsoleto per gli argomenti trattati. Anzi, leggendolo sono tornata indietro nel tempo, soprattutto al periodo subito dopo la nascita del nostro primo figlio Luca. Molti consigli di Hogan Hilling (papà casalingo e uno degli autori di questo libro) sarebbero stati una manna dal cielo in quel momento.

Mentre leggevo il libro, ho segnato sul mio quaderno alcuni appunti e alcune frasi che mi hanno molto colpito e nelle quali ho rivisto la storia della nostra famiglia (col senno di poi è sempre tutto più facile ovviamente!). Così ora ho deciso di condividere con voi alcune mie riflessioni e alcuni stralci del libro, sperando di riuscire a esservi di aiuto e magari rendervi più tranquilli e sicuri.

Resta scontato che se leggerete il libro per intero sarà ancora meglio! (lo trovate in vendita on-line, oppure potete prenderlo in prestito dalla Biblioteca, proprio come ho fatto io).

Piccola premessa prima di iniziare sul serio:

 Il libro l’ho scelto casualmente in Biblioteca, incuriosita dal titolo, non è una sponsorizzazione o un
regalo da parte dell’autore;
 Le parti che trovate tra virgolette sono le frasi prese dal libro.

Tempo per la coppia

Questa è la prima cosa che mi sono segnata: a distanza di sette anni dalla nascita del nostro primo figlio (e poi se ne sono aggiunti altri due di figli!), a me e mio marito riesce ancora molto difficile trovare del tempo solo per noi due. Non è una giustificazione valida (come dice anche Hogan), ma tra le mille cose da fare, gli orari da rispettare, i capricci dei bambini, si arriva a sera e l’unica cosa che si vuole fare è mettere a letto i nani e noi fare altrettanto. Comunque devo dire che nelle poche occasioni che ci sono capitate di uscire solo io e mio marito, la sensazione di fantascienza e allo stesso tempo di vuoto (inteso come ‘oddio ci siamo dimenticati qualcosa!’), non erano affatto male.

Cosa ci ha fatto innamorare e desiderare di creare insieme una famiglia?

Questa domanda, secondo me, ce la dovremmo porre nei momenti di sclero assoluto con i bambini. I classici attimi di disperazione (tipo quando non vogliono mangiare, non vogliono dormire, continuano a fare i capricci giusto per tirarti matto) in cui pensi ‘Ma chi me l’ha fatto fare?!?’. Ecco, subito dopo questa domanda, dovremmo provare a pensare al motivo per cui abbiamo scelto di creare la nostra famiglia e, prima ancora, al perché abbiamo scelto di crearla proprio insieme al/la nostro/a partner. In questo modo forse riusciremmo a smaltire più facilmente la rabbia e lo stress che ci invadono in quel momento. E si sa che a mente lucida si trova un pochino più in fretta la soluzione ai problemi.

Mettere dei paletti a parenti e amici

Ecco, con questo punto io farei un bel cartellone o un bel quadro da incorniciare e mettere sulla porta di casa. Dovrebbe essere uno di quei gadget che danno alle future mamme, insieme ai campioncini di crema cambio pannolino, oppure uno dei punti dell’elenco delle cose da portare in ospedale nella borsa nascita (per appenderlo sulla porta della stanza). Soprattutto dopo la nascita del primo figlio si ha bisogno di trovare il nuovo equilibrio e anche di riposare.

Aiuto sì, ma quando lo diciamo noi!

Le prime settimane sono fondamentali per il Bonding (il legame, l’attaccamento tra neonato e genitori) e se si viene interrotti da milioni di visite e telefonate che capitano nei momenti meno opportuni (magari giusto nel momento in cui siamo riusciti ad addormentare il piccolo e a metterci in relax sul divano anche noi), si rischia di vanificare ogni piccolo passo avanti fatto fino a quel momento.

Nuova vita a TRE

Se nelle prime settimane di vita del neonato il papà resta a casa con la mamma per imparare ad accudire il bambino (magari sfruttando permessi e ferie), il legame di coppia si rafforzerà, perché capirà cosa deve affrontare ogni giorno la mamma (poppate, pannolini, casa, cibo, ecc.) e perché arriva a sera distrutta.

Gettare delle fondamenta robuste e su quelle tirare su i bambini.

Un esempio molto chiaro:

In volo, l’assistente mostra ai passeggeri come indossare la maschera in caso di emergenza. Poi spiega che cosa fare se si ha con sé un bambino piccolo: Sì, perché potete aiutare vostro figlio soltanto se siete vivi!

Paure e sensi di colpa dei papà

Gli uomini, si sa, non amano farsi vedere fragili o ammettere di avere delle paure. Ma questo non vuol dire che non soffrano o che siano invulnerabili. Specialmente durante la prima gravidanza della loro compagna e dopo la nascita del loro primo figlio, possono provare alcune di queste paure e sensi di colpa.

– Rimorsi nel vedere la compagna che vomita, soffre di mal di schiena, non dorme, ha le gambe gonfie, ecc. in
gravidanza;
– Paura per il travaglio e il parto;
– Paura dell’affrontare il tragitto verso l’ospedale durante il travaglio;
– Paura di dover far nascere il bambino (per un travaglio veloce o per inconvenienti durante il percorso
verso l’ospedale). In questo caso sarebbe utile far leggere al futuro papà un libro in merito per
tranquillizzarlo e “prepararlo”;
– Paura di rimanere da solo con il bambino che piange e non sapere come calmarlo;
– Paura di dire che è stanco e teso;
– Paura di deludere la moglie e/o il figlio;
– Paura di non essere presente durante il parto.

L’esperienza e i pensieri di Hogan:

Lo confesso: il primo giorno che Tina è tornata al lavoro e io mi sono ritrovato solo con un bambino di tre anni e un neonato, ho cominciato a segnare sul calendario i giorni che mancavano alla fine di quel triennio!

Ma poi…

Ho cominciato a capire perché le mamme decidevano di stare a casa con i figli. Che esperienza stupefacente!

Per le future mamme e per le neo-mamme esistono diversi corsi e incontri tenuti in diverse strutture. Ma i papà chi li aiuta?

A molti papà non basta il corso pre-parto fatto con la mamma, perché molti uomini possono provare imbarazzo a fare domande o a esternare i loro sentimenti di fronte ad altre donne. E comunque, anche durante gli incontri per sole mamme, secondo me è presa in considerazione poco la figura del papà nei momenti della gravidanza e del parto.

Vi faccio un esempio: come ben sapete, ho tre figli e quindi ho preparato per tre volte la borsa per il parto da portare in ospedale. Tutte e tre le volte ho messo all’interno anche un sacchetto con un cambio completo per mio marito e una salvietta apposta per lui. Non sapendo a che ora avrei partorito, quanto sarebbe durato il travaglio e se magari anche mio marito si sarebbe sporcato o bagnato (il terzo figlio l’ho partorito in acqua), avendo in borsa un cambio anche per lui, avrebbe potuto lavarsi e cambiarsi senza dover correre a casa.

Durante una lezione del corso pre-parto (mentre ero incinta di Alessandro, il nostro terzo figlio), l’ostetrica dell’Asl disse a tutte noi partecipanti di stilare la lista delle cose che avremmo messo nelle borsa per l’ospedale. Tra future mamme ci siamo confrontate per vedere se avevamo dimenticato qualcosa e quando io dissi del cambio per il papà, in pratica tutte mi risposero ‘Ma figurati! Sulla lista che mi ha dato l’ospedale non c’è!’. Per fortuna, l’ostetrica dell’Asl che teneva il corso era una di quelle moderne ed era d’accordo con me. Ma questo fa notare come le vecchie abitudini e a volte anche i pregiudizi, influiscano negativamente sull’evoluzione di molte situazioni.

Partecipazione dei papà

E anche questo punto secondo me è FONDAMENTALE! Il fatto che i papà partecipino il più possibile prima, durante e dopo la nascita del bambino, aiuta moltissimo nel creare un solido legame nella nuova famiglia. Ecco come e dove può partecipare il papà:

– Controlli prenatali ed ecografie;
– Esercizio fisico insieme (anche solo una camminata);
– Leggere insieme libri sulla gravidanza;
– Corso pre-parto;
– Scrivere insieme la lista nascita;
– Montare e provare insieme le nuove attrezzature per il bambino (passeggino, seggiolino, ecc.);
– Assistere al parto e tagliare il cordone ombelicale;
– Partecipare agli incontri con le infermiere, le ostetriche e gli specialisti, per le cure e la gestione del
bambino (bagnetto, allattamento, visite, ecc.).

Amici, adesso che ho visto quello che ha passato, ho molto più rispetto per mia moglie. E’ così forte!

Un occhio in più per i papà

Come ho scritto prima, gli uomini, di solito, fanno più fatica ad aprirsi e a confrontarsi. Ma stare in silenzio non vuol dire non avere problemi o difficoltà.

• Il bisogno di provvedere alla famiglia esercita una forte pressione sugli uomini;
• I mariti si sentono responsabili e si vergognano se la famiglia non gode del benessere che vorrebbero;
• Gli stereotipi maschili sono soffocanti quanto quelli femminili;
• I papà a volte pensano che responsabilità genitoriale e responsabilità finanziaria si equivalgano.

Noi uomini ci sentiamo in colpa se stiamo poco con i figli.

Considero la genitorialità uno sforzo collettivo di coppia, in cui entrambi i coniugi provvedono alla cura e al sostentamento dei figli. Come poi questi compiti vengano suddivisi all’interno di ciascun matrimonio dipende dalla situazione.

Piccole frasi che diventano dei motti per i bambini: 

              “Dimmelo e lo scorderò.
Mostramelo e forse lo ricorderò.
Coinvolgimi e lo capirò.”

e che possono essere trasformate per i papà:

             “Sgridalo e lui se lo scorderà apposta.
Mostraglielo e ti guarderà male.
Lasciaglielo fare e sarà orgoglioso.”

Ci occorre più tempo per imparare alcune abilità nell’allevare i bambini? Sì, certo, ma questo non significa restare imbranati a vita e per definizione.

La casa, ordinata, disordinata o così così, appartiene all’uomo e alla donna che ci abitano. E soprattutto a meno che non ci siano i topi in cucina e la muffa nel lavandino, la situazione è (probabilmente) sotto controllo.

La prima volta che mi sono trovato a fare due carichi di lavatrice, cucinare la cena per tre e badare che il bambino non mettesse le dita nelle prese della luce, mi è sembrato di impazzire… Sì, quel giorno la cena era in ritardo, ma nel giro di qualche mese ho imparato a fare tutto con disinvoltura e ad apprezzare le fatiche delle mamme casalinghe.

La vita e l’esperienza straordinaria che ho fato come ‘padre casalingo’ sono state ottime maestre e fra le tante cose che mi hanno insegnato c’è anche questa: i bambini hanno bisogno della mamma e del papà.

FAMIGLIA = MAMMA + PAPA’

• Non sappiamo con certezza che cosa determini i nostri comportamenti, ma sappiamo che gli uomini e le donne
tendono a svolgere diversamente il ruolo genitoriale;
• Le diversità possono completarsi a vicenda anziché provocare conflitti;
• Lo stile paterno può giovare ai figli quanto lo stile materno;
• I frutti si vedranno fra molti anni, ma prima di quanto si pensi;
• I nostri figli sono i genitori di domani.

Come sempre potete notare la totale assenza in me del dono della sintesi!
Quindi ora direi che non vi spoilero più nulla e vi auguro una buona lettura nel caso decidiate di leggere per intero questo libro.

Alla prossima recensione e condivisione!
Federica – Sos Supermamma

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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