Epidurale: farla o non farla?

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Mamma mia che paura! Il giorno del parto si avvicina e sono terrorizzata dal dolore che sicuramente proverò in quel momento, non ce la posso fare! Ma sono anche terrorizzata dal pensiero di fare l’epidurale lasciandomi infilare un ago lunghissimo nella schiena: cosa faccio? Ormai non posso tornare indietro, il mio bambino prima o poi dovrà uscire dalla mia pancia!

Il periodo della gravidanza è bellissimo, si sente e si vede il nostro bambino crescere lentamente e ci sentiamo una cosa solo con lui o con lei. Ma poi arriva l’ultimo mese: alcune mamme non vedono l’ora che il bambino nasca perché non ce la fanno più fisicamente, altre vorrebbero tornare indietro nel tempo per gustarsi ancora un po’ la gravidanza, perché non pensavano che quei nove mesi sarebbero trascorsi così in fretta. E poi ci sono alcune mamme che nell’ultimo mese entrano letteralmente in ansia al solo pensiero del dolore che dovranno affrontare durante il parto. Mamme, l’importante è non perdere la calma, perché c’è una soluzione per tutto!

L’epidurale è un’iniezione nella schiena, che addormenta una parte del corpo e permette di non sentire le contrazioni: per circa il novanta per cento delle donne cancella totalmente il dolore, poiché blocca le fibre nervose che entrano nel midollo spinale.

L’epidurale viene praticata da un’anestesista e prima di fare quest’iniezione viene somministrato un anestetico locale per addormentare la parte inferiore della schiena; la donna viene messa in posizione seduta e piegata in avanti, oppure sdraiata su un fianco; poi viene inserito un ago speciale nello spazio epidurale, ovvero tra la terza e la quarta vertebra lombare, prestando attenzione a non toccare né il midollo spinale, né la sua guaina protettiva, attraverso il quale viene fatto passare un tubicino che rilascia il farmaco anestetico.
Il catetere viene fissato con del nastro adesivo alla schiena della donna e rimosso alla conclusione del parto: non provoca fastidio e non pregiudica i movimenti o la posizione nel letto; la procedura dura circa 20-30 minuti e ci vogliono altri 15-20 minuti perché l’epidurale faccia effetto.
C’è una remota possibilità che, se l’ago entra troppo in profondità, provochi una fuoriuscita di liquido che può essere causa di un forte mal di testa, ed esiste anche una piccolissima percentuale di rischio legato ad un possibile danno alle fibre nervose; altre preoccupazioni possono includere dei dolori alla schiena a lungo termine, un’eventualità che può essere evitata cambiando spesso posizione durante il travaglio.
La partoanalgesia si esegue in genere quando comincia il periodo dilatante, ossia quando la donna avverte contrazioni regolari (circa 2-3 ogni dieci minuti) e il collo uterino è appianato. In questa fase iniziale si può utilizzare una dose più bassa di anestetico e il maggiore intervallo tra una contrazione e l’altra permette di effettuarla più agevolmente.

Se pensate di voler ricorrere all’epidurale, parlatene il prima possibile con il vostro ginecologo e informatevi presso l’ospedale in cui andrete a partorire per fissare un incontro con l’anestesista.

L’epidurale rende meno sensibili, quindi potrebbe essere difficile capire quando dovete spingere e l’espulsione potrebbe essere rallentata.
La riduzione del dolore è notevole nel periodo dilatante e solo parziale nel periodo espulsivo: questo perché nella fase espulsiva sono coinvolti nella trasmissione del dolore dei nervi che, per essere bloccati, richiederebbero una quantità maggiore di anestetico.
Le ostetriche in ogni caso vi aiuteranno, mettendovi una mano sulla pancia per sentire quando sta per cominciare una nuova contrazione nell’utero: in quel momento vi chiederanno di spingere con più forza, anche se voi non avvertite la contrazione.
Seguendo i consigli delle ostetriche si ridurranno le probabilità di affrontare un parto assistito (con l’utilizzo della ventosa ad esempio) e soprattutto faciliterete il passaggio del bambino attraverso il canale del parto.
In Italia ci sono ospedali nei quali l’epidurale è offerta gratuitamente 24 ore su 24, altri in cui è gratis di giorno e a pagamento di notte, altri ancora che la finanziano solo fino al raggiungimento di un certo numero di pazienti oppure la offrono dietro pagamento di un ticket. Garantire l’epidurale per ventiquattro ore significa avere sempre un anestesista a disposizione della sala parto, che avvii la procedura in tempi utili e torni ogni una o due ore a fare piccoli rabbocchi di farmaco (una disponibilità difficile da ottenere nelle strutture più piccole).

Non si può fare l’epidurale in caso di malattie neurologiche che interessano la colonna vertebrale, patologie della coagulazione del sangue, infezioni in corso nel punto in cui dovrebbe essere effettuata la puntura, scoliosi gravissime, esiti di interventi chirurgici importanti lungo la colonna vertebrale.
Io, come ho vi già raccontato, ho affrontato tre parti naturali e non ho mai voluto che mi venisse praticata l’epidurale: questo perché ho una gran paura degli aghi! Nonostante questa mia paura e questa mia convinzione di voler affrontare un parto naturale (salvo complicazioni), mentre ero incinta di Luca, insieme a mio marito, siamo andati ad un incontro con l’anestesista, organizzato dall’ospedale dove sarei andata a partorire, in modo da essere completamente informati sulle varie opzioni. Non vi nego che, quando l’anestesista ha fatto vedere a tutti noi presenti l’ago che utilizzano per l’epidurale, quasi svenivo!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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