Come distinguere il pianto del neonato

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Durante la gravidanza non si vede l’ora di conoscere il proprio bambino e di tenerlo tra le braccia; magari si vedono anche film dove ci sono bambini che sembrano angioletti e si pensa che tutto sarà così anche per noi. Poi invece, il bambino nasce, in ospedale siamo tanto stanche, ma in ogni caso ci sono le infermiere che ci aiutano, il papà è con noi nella stanza quasi per tutto il giorno e ci consente magari di riposare accudendo lui il bambino.

Ma appena arriviamo a casa il bambino continua a piangere, giorno e notte, e noi esasperate pensiamo “ma chi me lo ha fatto fare?” oppure “Perché non riesco a capire cosa vuole?”.
Prendete un bel respiro e tranquillizzatevi, la Supermamma è qui per darvi qualche dritta anche per riconoscere i tipi di pianto dei neonati.

Il pianto è l’unico modo che ha il neonato per comunicare: è un linguaggio tra i più primordiali e le neomamme solitamente, in un tempo sorprendentemente breve, diventano abilissime ad interpretarlo correttamente, poiché varia in base alle necessità che il bambino vuole comunicare.

Il pianto angosciato esplode all’improvviso, è inframmezzato da alcune note di dolore e tende ad aumentare d’intensità: può essere dovuto ad un ruttino che non arriva, dal bruciore del sederino a causa del pannolino sporco, da una mano o da un piede messi in modo scomodo.

Il pianto disperato inizia con brevi singhiozzi, sempre più ravvicinati e forti, un pianto in crescendo che di solito si placa nel momento in cui il bambino viene preso in braccio: può essere dovuto dalla fame o da un ruttino che non riesce ad uscire.

Il pianto irritato è continuo, nervoso, inconsolabile, associato a sudorazione e arrossamento del viso: può essere dovuto al caldo eccessivo che può dipendere dalla temperatura esterna o da un eccesso di golfini e coperte.

Il pianto spezzato è acuto, spezzato da brevi pause della stessa durata, durante le quali si ha l’impressione che il bambino vada in apnea: le cause possono essere mal d’orecchi o coliche dei tre mesi. Nel caso in cui, nonostante abbiate preso il bambino in braccio, il pianto si dovesse prolungare per più di due ore, provate a consultare il pediatra.

Il pianto rabbioso è intenso, con accenni di vera e propria collera che non accenna a diminuire con il passare del tempo, ma diventa sempre più forte, impaziente e inconsolabile: può essere dovuto a fame, ruttino che non esce, coliche gassose.

Il pianto lamentoso è flebile, simile ad un miagolio: può essere dovuto ad una malattia febbrile o ad un dolore in qualche punto del corpo. Se dovesse persistere per più di due ore, consultate il pediatra.

La crisi di pianto inconsolabile ed inarrestabile inizia solitamente verso sera e prosegue disperata per almeno un’ora e anche più, accompagnata da un irrigidimento del corpo e da movimenti a scatto delle gambe: è dovuta a quelle che vengono impropriamente chiamate “coliche gassose”.

In ambito pediatrico le cause di queste coliche possono essere molteplici: troppo latte assunto nella giornata, intolleranza al latte artificiale, ambiente chiassoso, ritmi poco regolari, temperamento sensibile del bambino, soglia del dolore molto bassa che li induce ad avvertire in modo amplificato ogni movimento intestinale.

Le strategie per tranquillizzare il bambino possono essere diverse, ma soggettive da bambino a bambino: attaccarlo al seno anche se ha appena mangiato, diminuire il latte artificiale, portarlo a fare un giro in macchina, dargli il ciuccio, fargli un bagno caldo, massaggiargli delicatamente la pancia, tenerlo in braccio (a pancia in giù o sulla spalla) ninnandolo dolcemente, metterlo sul fasciatoio con luce soffusa, sdraiarlo sopra la lavatrice in centrifuga (funzionava con il mio primo figlio!), ma cercate di non lasciarlo piangere da solo e disperato nella sua culla.
Con il primo figlio è facile, specialmente all’inizio, farsi prendere dall’ansia o dallo sconforto quando piange e non si riesce a farlo smettere: non preoccupatevi, non siete delle cattive mamme, dovete solo ancora fare bene conoscenza del linguaggio del vostro bambino. Nel giro di pochissimo tempo vi stupirete di come saprete subito riconoscere i suoi bisogni non appena inizia a piangere!
Prima della nascita di Luca a volte mi preoccupavo di non essere in grado di gestirlo appena nato: invece poi sono stata piacevolmente sorpresa di me se stessa, della calma che riuscivo ad avere anche quando piangeva.
Se invece siete al secondo o, come me, al terzo figlio, avrete magari meno difficoltà all’inizio; non tanto perché riconoscerete i tipi di pianto (ricordate che non tutti i bambini sono uguali e non hanno le stesse priorità), ma quanto perché riuscirete ad essere più consapevoli di voi stesse e più calme anche se sentite il bambino piangere.

Anche io, come tutte, all’inizio del mio viaggio nel mondo delle mamme, sono andata un po’ per tentativi, dopotutto i bisogni primari di un neonato non sono moltissimi: vogliono mangiare, vogliono essere cambiati quando sono sporchi, vogliono dormire, oppure vogliono semplicemente che la loro mamma li prenda in braccio!
In presenza di più figli, magari di età ravvicinata come nel mio caso, se siete a casa da sole e tutti i bambini si mettono a piangere in contemporanea, non fatevi prendere dal panico: stabilite quale bambino ha il bisogno più urgente e reale (nei bambini più grandi compaiono anche i capricci!) e pensate prima a lui, senza farvi prendere dall’ansia perché gli altri continuano a piangere. Ricordate anche che, nei bambini più grandi, a volte basta anche solo un forte abbraccio per farli smettere di piangere, specialmente se non sono figli unici e quindi utilizzano il pianto (il più delle volte nei momenti meno opportuni se c’è un neonato) solo per manifestare la loro gelosia.

Il momento di pianto comune, in casa nostra, di solito è la sera a cena: Luca che si mette a frignare perchè non vuole mangiare quello che ho messo in tavola; Alessandro che invece freme per mangiare, ma non ha la pazienza di aspettare che si raffreddi un attimo o che io lo aiuti per tagliare o mettergli la cena nel piatto; Elena che immancabilmente deve andare in bagno a fare la cacca, ma non vuole andare da sola perché ha paura del buio. Beh bambini, calma perché la mamma è una sola (il papà, il più delle volte non è ancora tornato a casa dal lavoro), ha solo due mani e non ha il dono dell’ubiquità: questa di solito è la mia risposta iniziale per cercare di zittirli. Poi, solitamente, dico a Luca che non essendo al ristorante, la cena se vuole è quella, altrimenti può anche andare a letto senza cena; dopodiché accompagno Elena in bagno dicendole di chiamarmi quando ha finito, in modo da aiutarla a pulirsi e lavarsi; infine torno dal famelico Alessandro per dargli finalmente la cena, che per fortuna, il più delle volte, ora mangia da solo senza doverlo imboccare.
Detto ciò, vi garantisco che sopravvivrete a tutti i pianti dei vostri bambini…parola di Supermamma!

 

Finito….Grazie di aver letto i miei appunti, FEDERICA!

 

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